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venerdì 13 settembre 2013

Cronache di Ordinaria Follia: Amato alla Corte Costituzionale, deputati del M5S sospesi e Rimborsi Elettorali

Giuliano Amato è il nuovo membro della Corte Costituzionale, giusto riconoscimento ad una carriera piena di successi: amicone di Craxy e apprezzato da Berlusconi, Napolitano nel nominarlo, avrà tenuto sicuramente conto della bellissima idea del suo amichetto che, in una nottata del 1992, invece di dormire, pensò bene di effettuare un prelievo forzoso da ogni conto corrente. La nomina di Amato, famoso più per la sua pensione dorata che per quel che ha dato al Paese lascia quantomeno perplessi ma direi che è una costante della presidenza di re Giorgio.

Bisogna tuttavia stare tranquilli perchè a vigilare sul rispetto delle regole c'è la Boldrini inflessibile a punire quei criminali del Movimento 5 Stelle che hanno occupato il tetto di Montecitorio per srotolare uno striscione con la frase eversiva "la Costituzione è di tutti". Non mi si fraintenda: i gesti di disobbedienza civile infrangono, per definizione, qualche regola e bisogna accettarne le conseguenze; lascia tuttavia l'amaro in bocca vedere sospesi per 5 giorni 12 deputati del M5S e ancora comodamente seduto sulla sua poltrona un condannato per frode fiscale che ha rubato 300 milioni di euro alla collettività.

Insomma se difendi la Costituzione vieni punito, se frodi il fisco non c'è problema. E' un paradosso che non si può accettare con leggerezza.

A proposito di paradossi: la legge per abolire il finanziamento pubblico ai partiti, nonostante i proclami di Letta diffusi a intervalli regolari, trova un nuovo rinvio. Ricordo che ad essi si può rinunciare anche senza legge così come ben dimostrato dal Movimento 5 Stelle e che a luglio i partiti, ad una mozione del Movimento stesso per sospendere i pagamenti in attesa della legge, hanno votato NO.


venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi condannato: è la fine?

Silvio Berlusconi è condannato in via definitiva a 4 anni di galera per l'ormai celeberrimo processo Mediaset.

E' la fine di un percorso lungo decenni fatto di 9 processi archiviati, 6 prescrizioni e altri due reati estinti per amnistia. Tutti procedimenti conclusi per motivazioni ben diverse dall'assoluzione.

Chi crede che quest'uomo sia innocente e un perseguitato pecca senza dubbio di ignoranza, un'ignoranza ancora più acuta se condivide la necessità di avere "una magistratura eletta dal popolo". Stiamo scherzando? L'articolo 104 della Costituzione italiana sancisce l'indipendenza da ogni altro potere della magistratura stessa mentre l'articolo 101 ricorda come essi siano soggetti soltanto alla legge.
Su che base poi i magistrati dovrebbero essere votati? Sulle sentenze? Li voteremo in base a chi mettono dentro e a chi non mettono dentro? E' il sogno proibito dei fan di Silvio: tramite il loro voto potrebbero salvare il leader.

Per questo è tuttavia troppo tardi. Da ieri sera Silvio Berlusconi è un pregiudicato. Tramite un video messaggio prega gli elettori di concedergli la maggioranza dei voti "per riformare la giustizia" promettendo in questo modo, ancora una volta, di tenere in ostaggio l'intero Paese mettendolo al servizio dei suoi problemi giudiziari. Come se, in ogni caso, riformare la giustizia fosse la priorità di uno Stato economicamente al collasso come il nostro. Come se la giustizia fosse più importante della gente che, ogni giorno, si ammazza per la crisi.

Solo in Italia è possibile vedere un condannato in via definitiva che dichiara di voler "rimanere in campo".
Solo in Italia è possibile vedere un partito come il PD, alleato senza problemi con il partito di un condannato, voler continuare il governo con loro anche dopo la sentenza di Cassazione.
Solo in Italia è possibile vedere il partito di un condannato per frode fiscale voler modificare una Costituzione scritta da dei giganti: Gasparri che modifica ciò che scrisse De Gasperi. A questo proposito vi invito a firmare la petizione promossa dal Fatto Quotidiano QUI.

Non so se Berlusconi sia finalmente un uomo politicamente morto: applicare la sentenza è un procedimento piuttosto lungo, almeno sei mesi. In teoria non dovrebbe riuscire ad applicare le sue promesse/minacce ma visti i precedenti...


giovedì 25 luglio 2013

Se non è un tentativo di colpo di stato questo...

Partiamo dal capitolo "decreto del fare": il Movimento 5 Stelle propone oltre 400 emendamenti per migliorare, dove possibile, il testo del governo. Ebbene sono colpevoli di lavorare troppo: rallentano le riforme! Il M5S risponde riducendo gli emendamenti ad otto, i punti considerati irrinunciabili; il governo infine se ne frega dichiarando la volontà di porre la fiducia sul decreto. Per i profani ciò significa che il Parlamento è ancora una volta esautorato dalle sue funzioni e non può discutere e modificare il testo proposto dal governo dovendo quindi limitarsi a votare "si" o "no". Una situazione di questo tipo è particolarmente odiosa per un decreto che di fatto include molti provvedimenti importanti in svariati campi e che quindi, di regola, dovrebbe essere il più condiviso possibile.

Aldilà di questo modus operandi vergognoso ciò che desta veramente preoccupazione è il disegno di legge costituzionale di delega al Governo per le riforme. Questo provvedimento permetterebbe al famoso comitato di saggi (tutti rigorosamente filo governativi del pd, pdl e scelta civica, ci mancherebbe) di avere un ruolo istituzionale nelle riforme costituzionali limitando il Parlamento, ancora una volta, alla sola ratifica dei provvedimenti del comitato. Sarebbe quest'ultimo infatti a pensare ed elaborare le riforme.

Si tratta, di fatto, di aggirare l'articolo 138 della Costituzione che recita:

"Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti."

E' un articolo che rende la revisione costituzionale difficile a meno di avere un'ampia condivisione, prolungata nel tempo, su un determinato tema. Ed è giustissimo che sia così. Rendere più facile modificare la Costituzione così com'è chiaramente intenzione di questo provvedimento significa consegnare il Paese e i pilastri della nostra democrazia al governo eletto di turno. Un governo capace di modificare facilmente la Costituzione potrebbe, ad esempio, sottomettere il potere legislativo e giudiziario al potere politico (sogno proibito di B.). Anche Hitler fu votato dal popolo. E' fondamentale avere un'ancora di salvezza come la Costituzione anche per contrastare le "passioni momentanee": quanto sarebbe facile, altrimenti, istituire la pena di morte dopo un mostruoso delitto?

Permettere una modifica più agevole della Costituzione, per di più pensata da un Comitato assolutamente di parte, in nome di "riforme necessarie e fondamentali" è solo uno specchietto per le allodole. Prima della Costituzione i partiti inizino a dirottare i miliardi degli F35, i milioni dei rimborsi elettorali e del TAV dove servono davvero.
Ai ragazzi del Movimento 5 Stelle che stanno facendo ostruzionismo da ormai 24 ore contro questo attentato alla Costituzione va tutta la mia gratitudine.


mercoledì 19 giugno 2013

La JPMorgan ci dà ancora lezioni

"I sistemi politici dei Paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate dopo la caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l'integrazione europea. C'è forte influenza delle idee socialiste in special modo per quanto riguarda la tutela dei lavoratori"

Sono queste le parole che il colosso bancario trascrive su un documento di 16 pagine puntando così il dito sui paesi in crisi dell'eurozona chiedendo loro di fare riforme stutturali basate, udite udite, sull'austerità.

E' un mondo meraviglioso quello in cui i responsabili della crisi del 2008 accusano le principali vittime di essere il problema. La JPMorgan è stata infatti accusata formalmente nel 2012 dal governo americano di essere fra i principali responsabili della catastrofe finanziaria degli ultimi anni essendo fra gli inventori della cosiddetta "finanza creativa" che ci ha creativamente messo in ginocchio.

Ciò nonostante il gigante della finanza globale vuole darci lezioni su come uscire dalla crisi: austerity, austerity e ancora austerity nonostante quelle brutte e cattive costituzioni socialiste vorrebbero salvaguardare i popoli che le hanno ideate.

Parlando dell'Italia comunque la JPMorgan potrà stare tranquilla: qui è usuale calpestare la costituzione ogni sacrosanto giorno.


mercoledì 19 dicembre 2012

Il momento più alto della televisione pubblica italiana

Lunedì sera ho guardato uno dei momenti più alti della televisione pubblica italiana: non si tratta della satira iniziale, l'argomento della serata non era da ridere, era uno dei più seri che si potessero immaginare! Uno straordinario Roberto Benigni infatti, ha spiegato la bellezza e l'eterna adeguatezza dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

E' stato un inno all'italianità: Benigni ha risvegliato l'orgoglio di essere italiani semplicemente ricordando la grandezza dei primi 12 articoli della nostra costituzione e ciò che rappresentano.

Ho amato tutto di quello spettacolo ma, in modo particolare, un concetto semplice e banale: amare la politica in quanto interessarsi di politica è interessarsi della propria vita e di quella dei propri figli. Mi ha emozionato quando Benigni l'ha detto; d'altronde quando chi pronuncia una banalità la fa diventare poesia allora è chiaro che siamo di fronte ad un Artista (e la maiuscola non è casuale).

C'è chi lo ha criticato con aria da professore e atteggiamento sprezzante dichiarando che Benigni non è un costituzionalista sottolineando la sua inadeguatezza in quel ruolo come se avesse mai avuto l'intenzione di esserlo. La bellezza di quella serata sta proprio in questo: spiegare la costituzione ad un pubblico che per il 95% non la conosceva affatto e in un modo tale da farla apprezzare anche da un bambino.

Non parliamo poi dei fenomeni che parlano del suo compenso con intento polemico; ebbene dico loro che probabilmente l'unico spettacolo annuale di Benigni è uno dei pochissimi motivi per cui varebbe la pena pagare il canone. Senza ovviamente considerare il non trascurabile guadagno, sicuramente superiore all'ingaggio di Benigni, che l'azienda acquisirà dalla sua apparizione.

Se poi si fanno i confronti con un altro tipo di televisione allora i commenti si sprecano. Bruno Vespa ad esempio... ma come non citare la recentissima apparizione di Berlusconi da Barbara d'Urso che, con il suo caratteristico sguardo da cane bastonato, ha ascoltato la struggente confessione di Berlusconi che si sentiva solo dopo il divorzio e la morte della mamma.
Una confessione che ha seguito la promessa di togliere l'IMU (dopo che in Parlamento il suo partito l'ha approvata) senza la minima copertura finanziaria per mantenerla: ma d'altronde si sa, gli italiani sono un popolo variegato; c'è chi ricorda come un bene prezioso la Costituzione di 65 anni fa e chi dimentica la storia politica dell'anno prima.

Scusate la mia vena polemica, questo voglio che sia un giorno di festa, perchè per una volta ho sentito che la RAI ha reso un vero servizio pubblico ai cittadini.
Per i pochi "folli" che si fossero persi lo spettacolo, lo ripropongo qui sotto sperando di fare cosa gradita; insieme ovviamente agli assoluti protagonisti dello show: i principi fondamentali della Costituzione italiana.

 






giovedì 28 giugno 2012

Cicchitto, Polillo e Fornero: prese in giro alla luce del sole

L'ormai celebre battuta di Travaglio "ci pisciano in testa e ci dicono che piove" sta conoscendo, in questi giorni, un'ulteriore evoluzione. Ormai politici e tecnici non tentano nemmeno più di giustificare le loro dichiarazioni vergognose.

Basti pensare alle ultime perle che ci hanno regalato: l'ultima, in ordine cronologico, è di Cicchitto che, all'annuncio della necessità di approvare dei decreti fino a metà agosto, dichiara: "se volete farci rimanere a lavorare fino al 13 agosto trovatevi una nuova maggioranza".
Il prode capogruppo del PDL è prontamente appoggiato dal bolscevico Bersani la cui ultima dichiarazione di sinistra è ormai persa nei meandri della preistoria: "abbiamo diritto a stare un paio di giorni con la famiglia".

Insomma, i parlamentari hanno il sacrosanto diritto di godersi le ferie, gli italiani NO! A dirlo è il sottosegretario all'economia Polillo, uno dei nostri favolosi tecnici che ha partorito la ricetta ideale per promuovere la crescita: "Sull’orario di lavoro mi permetto di insistere, questa crisi che l’Italia sta vivendo non è figlia di un destino cinico e baro ma dipende dai vizi della società italiana. Abbiamo avuto uno dei più alti tenori di vita, ora bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e che lavoriamo come gli altri"

Benissimo! Lavoriamo come gli altri come chiede questo genio!

Uno studio dell'OCSE ha stilato questa classifica:


Come si può facilmente leggere dalla tabella, la Grecia, il paese sull'orlo del baratro, è quello che fa lavorare di più i propri cittadini, nel nostro caso specifico siamo settimi, ben lontani dalle ore lavorative della Germania che è il secondo paese dell'OCSE che lavora MENO dopo l'Olanda pur essendo ormai stabilmente un paese in crescita.
Dunque un rapporto diretto tra ore lavorative e crescita è una balla bella e buona, anzi, si può notare, al limite, una correlazione inversa tra gli stessi parametri: meno si lavora più si cresce. Ovvio che la discriminante nel nostro caso, come in quello della Grecia o della Polonia è la produttività, ma questa ha ben poco a che fare con le ore lavorative. Semmai bisognerebbe cercare di puntare sulla ricerca e quindi sul progresso tecnologico, vero motore di una crescita costante, lo sa chiunque abbia fatto un corso di macroeconomia ed, evidentemente, non è il caso del nostro sottosegretario al ministero dell'economia. 

Per concludere la rassegna delle stronzate che ci propinano i nostri politici ecco la Fornero con la clamorosa dichiarazione per cui il lavoro non è un diritto ma una conquista.
La Fornero, dopo aver fatto approvare la riforma del lavoro e, in seguito a quest'ultima perla, è riuscita infine a riscrivere il primo articolo della nostra Costituzione, aggiungendo, in rosso come una perfetta maestrina, le sue correzioni: "l'Italia è una repubblica democratica basta sulla conquista del posto di lavoro... precario!"

mercoledì 17 agosto 2011

Il pareggio di bilancio nella costituzione

In Europa da Sarkozy a Tremonti si parla continuamente del pareggio di bilancio da inserire nelle costituzioni.

Da quando Tremonti ha scoperto l'acqua calda, cioè che non si può spendere più di quel che si guadagna, il pareggio di bilancio nelle carte costituzionali sembra diventata la soluzione ad ogni problema.
Si è visto quanto utile possa essere questo vincolo poche settimane fa negli Stati Uniti, i quali hanno rischiato il default perchè al congresso non si riusciva a raggiungere un accordo sull'innalzamento del tetto del debito.

Il pareggio di bilancio è già legge per ogni famiglia italiana, gli unici che non riescono ad adeguarsi a questo modo di pensare sembrano essere i politici nella gestione del paese. Pareggiare il bilancio dovrebbe essere implicito nella gestione del bene comune, c'è davvero bisogno di qualcosa di scritto? Se la risposta di questa domanda è si, evidentemente i nostri politici non possono contare nemmeno su loro stessi e sulle loro intenzioni.

Senza contare che una legge di questa entità farebbe rischiare il default al paese praticamente ogni due mesi, visto e considerato che la nostra classe politica non è in grado di arrestare l'aumento del debito: siamo a quota 1900 miliardi, ogni italiano, compresi i neonati, hanno sulle spalle un debito superiore a 30000 euro. In Italia quanti innalzamenti del tetto del debito si dovrebbero votare in aula in un solo anno? Il lato positivo è che forse i parlamentari lavorerebbero un po' di più... restano dubbi sull'utilità di tutto questo.



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