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martedì 27 settembre 2011
La crisi del debito in Europa e i cattivi maestri
Se i media riportano certe notizie con naturalezza, senza batter ciglio o farsi qualche domanda, vuol dire che siamo davvero giunti ad un livello di assurdità esagerato, quasi schizofrenico.
In questi giorni abbiamo appreso da giornali e TV che il segretario del tesoro americano, Timothy Geithner, parlando al meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale a Washington, ha tirato le orecchie all'Europa: «L'Europa deve fare di più per contrastare la crisi ed evitare la minaccia di default a catena». E anche Mr.Obama, oggi: "L'Europa non ha agito rapidamente".
Parole sensate, se fossero pronunciate dal leader di un paese virtuoso. Dovrebbero invece far ridere, o indignare, se dette dal rappresentante di un'economia, quella statunitense, che a causa della sua irresponsabile ed estrema finanziarizzazione ha già causato una grave crisi economica, quella del 2008, che è ancora in pieno corso, e i cui responsabili sono ancora in libertà e stanno anzi tornando a fare affari. Un paese che già da tempo ha deciso di consegnare le chiavi del governo alle principali istituzioni finanziarie e alle banche. E che preferisce tagliare quel poco di stato sociale che ha (misero, quasi da paese del terzo mondo) invece che introdurre una tassa normale sui ricchi, o dare finalmente un taglio alle esorbitanti spese militari. E invece una parte della popolazione cosa fa? Piuttosto che ribellarsi, crea un movimento, il Tea Party, con idee ancora più estremiste di quelle di chi governa. E guadagnandosi un certo seguito, a quanto pare.
Comunque non si deve dimenticare che anche l'Europa ha le sue colpe. La Grecia ha preso in giro mezzo mondo truccando i bilanci pubblici con l'aiuto di grandi banche, anche americane, come la Goldman Sachs, e vivendo al di sopra delle proprie possibilità. Francia e Germania hanno tacitamente permesso tutto ciò acquistando a piene mani titoli di stato greci, e ora non vogliono lasciare che il paese fallisca e non possa ripagare i propri debiti.
L'Italia, altra fonte di problemi, continua a mostrare una irresponsabilità fuori dal comune, ignorando l'enorme debito pubblico che si è andato accumulando negli ultimi decenni, e preferendo interessarsi di altre vicende, spesso sfociando nel puro gossip politico. L'elite politica, finanziaria e industriale che governa il nostro paese (dicasi oligarchia) ha preferito dedicarsi ai propri affarrucci - favori e appalti, corruzione, voto di scambio - piuttosto che porre fine alla follia di un debito crescente a fronte di zero investimenti. E l'informazione? L'opinione pubblica? Lasciamo stare...
Dunque, qual è la ricetta per uscire da questa situazione? E, soprattutto, chi decide gli ingredienti? Ovviamente, giusto per restare in tema di assurdo, notiamo che chi è responsabile, direttamente o indirettamente, del disastro in cui ci troviamo, è anche lo stesso che propone le soluzioni.
Mario Draghi, prossimo governatore della Banca centrale Europea e rappresentante di spicco del mondo finanziario pubblico e privato, ben riassume questa ricetta: "irrobustire la competitività, attraverso riforme strutturali da realizzare in tempi stretti». Tradotto: privatizzazioni; vendita del patrimonio pubblico; deregolamentazione; riduzione del welfare state: cose da fare in tempi di crisi presentandole come inevitabili. In modo da, pensano i nuovi leader, rilanciare la crescita, tirare una boccata d'aria e continuare cosi, nel modo sbagliato, fino alla prossima crisi.
E in Italia quali sono le ricette? Il nostro mago dell'Economia, Giulio Tremonti, ha appena varato una manovra che ha effetti recessivi sull'economia. Infatti, le ultime stime hanno rivisto al ribasso la crescita prevista, e di fatto annullano l'efficacia della manovra. Geniale, complimenti.
D'altro lato, abbiamo Silvio che pare non vada molto d'accordo con Giulio. E annuncia: riforma della giustizia e delle intercettazioni. Come dire: la casa va a fuoco e noi, invece di chiamare i Vigili del Fuoco, accendiamo il nostro lettore mp3, mettiamo su le cuffie, ci giriamo e passeggiamo, pensando ad altro, come se nulla fosse.
Articolo originale pubblicato su: Isola di Krino da Shaikailash
Fonti
- http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/421906/
- Il Sole 24 Ore
- http://www.repubblica.it/economia/2011/09/27/news/obama_attacca_ue-22290012/
- Foto di gruppo al meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Washington, Settembre 2011. Copyright UPI/Roger L. Wollenberg
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mercoledì 24 agosto 2011
Il Nord Europa detta la via
Mentre le borse del Mediterraneo vanno a fuoco, prima tra tutte quella italiana, ci sono paesi che alla crisi globale riescono a rispondere colpo su colpo. Come? Facendo esattamente il contrario di quanto sta facendo il nostro paese.
I paesi del nord investono sul futuro, la dimostrazione sta in un articolo del FQ online dove si testimonia la forte volonta della Danimarca di puntare sulle auto elettriche nonostante una stima dell'UE dica che queste sostituiranno le macchine alimentate da idrocarburi solo nel 2050.
Ma anche la Norvegia, nonostante abbia un'economia sorretta dal petrolio punta massicciamente sullo sviluppo di una green economy investendo inoltre in web e telecomunicazioni (per approfondimenti vi consiglio QUESTA lettura).
L'italia invece incentiva ancora l'acquisto delle auto a benzina e salva un'azienda, la FIAT, che doveva già essere fallita trent'anni fa (doveva essere nazionalizzata, riconvertita e riprivatizzata in modo da salvare tutti i posti di lavoro, con tutti i soldi passati alla Fiat negli ultimi trent'anni questo è un processo che poteva essere fatto 3-4 volte) togliendo nel contempo gli incentivi per il fotovoltaico e facendo inoltre rimanere la diffusione e la qualità dell'ADSL a livelli imbarazzanti per quella che dovrebbe essere l'ottava economia del mondo.
Ma torniamo al Nord Europa, in particolar modo in Islanda.
Forse è la storia più bella! Alla fine del 2008 il paese andò in bancarotta schiacciato dal proprio debito ma accadde qualcosa che nella storia del capitalismo occidentale non ha precedenti: i cittadini si rifiutarono di pagare un debito creato da un manipolo banchieri e finanzieri e, cosa ancora più incredibile, i politici islandesi decisero di stare dalla parte di chi dovevano rappresentare.
Nonostante le pressioni internazionali e le ritorsioni successive al referendum che confermò la volontà della popolazione di non pagare, l'Islanda decise di andare avanti per la propria strada con una nuova costituzione che avrebbe sottratto l'isola al potere delle banche internazionali e al loro denaro virtuale.
Una costituzione redatta da un'assemblea costituente composta da 25 cittadini senza tessere di partito e seguita in diretta streaming da tutta la popolazione che poteva dare suggerimenti e giudicare le bozze. (QUI ulteriori dettagli)
Uscire dalla crisi del debito è possibile senza svendere ne il settore pubblico ne frammenti di sovranità.
Oggi l'Islanda si sta riprendendo grazie alla volontà del suo popolo e il motivo per cui probabilmente finora non ne sapevate niente è che questa è una storia pericolosa: cosa succederebbe in Grecia, Spagna, Irlanda e Italia se tutti sapessero?
I paesi del nord investono sul futuro, la dimostrazione sta in un articolo del FQ online dove si testimonia la forte volonta della Danimarca di puntare sulle auto elettriche nonostante una stima dell'UE dica che queste sostituiranno le macchine alimentate da idrocarburi solo nel 2050.
Ma anche la Norvegia, nonostante abbia un'economia sorretta dal petrolio punta massicciamente sullo sviluppo di una green economy investendo inoltre in web e telecomunicazioni (per approfondimenti vi consiglio QUESTA lettura).
L'italia invece incentiva ancora l'acquisto delle auto a benzina e salva un'azienda, la FIAT, che doveva già essere fallita trent'anni fa (doveva essere nazionalizzata, riconvertita e riprivatizzata in modo da salvare tutti i posti di lavoro, con tutti i soldi passati alla Fiat negli ultimi trent'anni questo è un processo che poteva essere fatto 3-4 volte) togliendo nel contempo gli incentivi per il fotovoltaico e facendo inoltre rimanere la diffusione e la qualità dell'ADSL a livelli imbarazzanti per quella che dovrebbe essere l'ottava economia del mondo.
Ma torniamo al Nord Europa, in particolar modo in Islanda.
Forse è la storia più bella! Alla fine del 2008 il paese andò in bancarotta schiacciato dal proprio debito ma accadde qualcosa che nella storia del capitalismo occidentale non ha precedenti: i cittadini si rifiutarono di pagare un debito creato da un manipolo banchieri e finanzieri e, cosa ancora più incredibile, i politici islandesi decisero di stare dalla parte di chi dovevano rappresentare.
Nonostante le pressioni internazionali e le ritorsioni successive al referendum che confermò la volontà della popolazione di non pagare, l'Islanda decise di andare avanti per la propria strada con una nuova costituzione che avrebbe sottratto l'isola al potere delle banche internazionali e al loro denaro virtuale.
Una costituzione redatta da un'assemblea costituente composta da 25 cittadini senza tessere di partito e seguita in diretta streaming da tutta la popolazione che poteva dare suggerimenti e giudicare le bozze. (QUI ulteriori dettagli)
Uscire dalla crisi del debito è possibile senza svendere ne il settore pubblico ne frammenti di sovranità.
Oggi l'Islanda si sta riprendendo grazie alla volontà del suo popolo e il motivo per cui probabilmente finora non ne sapevate niente è che questa è una storia pericolosa: cosa succederebbe in Grecia, Spagna, Irlanda e Italia se tutti sapessero?
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venerdì 19 agosto 2011
19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici con quasi 2000 miliardi di debito pubblico
Oggi non mi sento di fare nessun commento, la situazione è sempre la stessa... basta vedere la giornata di ieri nelle borse di tutto il mondo: miliardi bruciati in pochi istanti segno che evidentemente le contromisure di FED e BCE non valgono niente. Vi lascio ad un articolo comparso ieri sul blog di Beppe Grillo, credo sia emblematico della situazione attuale del nostro paese:
"Ma qualcuno sano di mente pensa realmente che con 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici possiamo farcela? Per mantenerli vengono spalati ogni anno nelle caldaie della locomotiva Italia, sempre più lenta, in affanno, con salite ormai proibitive, altri 100 miliardi di debito pubblico, come fossero carbone, che corrispondono almeno a 5 miliardi di interessi annui in più. Pagati dai sempre più rari contribuenti, le aziende chiudono e ci sono 4 milioni di disoccupati. Il tasso sul nostro debito sale e gli interessi non possono che aumentare. Nel 2011, se va bene, pagheremo 100 miliardi di interessi. L'Italia non ha alcuna possibilità di farcela con questa zavorra.
Il numero di dipendenti pubblici è pari alla popolazione dell'Irlanda e noi stiamo a fare il tricchetracche sulle Province. Vanno chiuse tutte, che altro c'è da discutere? Le pensioni vanno riviste nel loro insieme. Non ha senso che ci siano doppie e triple pensioni, una basta e avanza. Le pensioni in essere vanno erogate con il metodo contributivo, tanto hai dato, tanto prendi (esattamente il contrario delle pensioni dei parlamentari) e comunque le pensioni devono avere un tetto non superabile, 3.000 euro mi sembrano equi e di un minimo per chi non dispone di redditi sufficienti per vivere. I manager che hanno guadagnato milioni di euro nella loro vita non hanno bisogno di una pensione di 10/20.000 euro al mese, lo stipendio annuo di un impegato.
Non è possibile dividere l'Italia in due sulle pensioni con la strategia del "Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, ha avuto". E' pericoloso. I giovani, ma anche molti quarantenni e cinquantenni, in pensione non ci andranno mai. Perché devono pagare con tasse e contributi la pensione a Mastella, a Amato o a un consigliere regionale della Lombardia o della Sicilia? Questo non ha senso. La riforma delle pensioni deve iniziare da chi in pensione c'è già senza alzare continuamente l'asticella dell'età pensionabile accampando la scusa risibile dell'aspettativa di vita. Non me frega un cazzo delle statistiche. Dopo 35 anni di contributi ho il diritto di riposarmi. Un operaio non andrà in pensione a 70 anni, sarà morto prima.
I giovani non hanno più nulla da perdere, non il lavoro, non la pensione, non i servizi sociali, non la speranza di un futuro migliore. Nella manovra economica non è stata spesa una parola per loro. Attenti alla loro rabbia. Quando le nuove generazioni capiranno che oggi sono soprattutto loro a pagare la crisi e che in futuro erediteranno il debito pubblico, non sarà più possibile alcuna mediazione. L'aria che tira è sempre più brutta."
"Ma qualcuno sano di mente pensa realmente che con 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici possiamo farcela? Per mantenerli vengono spalati ogni anno nelle caldaie della locomotiva Italia, sempre più lenta, in affanno, con salite ormai proibitive, altri 100 miliardi di debito pubblico, come fossero carbone, che corrispondono almeno a 5 miliardi di interessi annui in più. Pagati dai sempre più rari contribuenti, le aziende chiudono e ci sono 4 milioni di disoccupati. Il tasso sul nostro debito sale e gli interessi non possono che aumentare. Nel 2011, se va bene, pagheremo 100 miliardi di interessi. L'Italia non ha alcuna possibilità di farcela con questa zavorra.
Il numero di dipendenti pubblici è pari alla popolazione dell'Irlanda e noi stiamo a fare il tricchetracche sulle Province. Vanno chiuse tutte, che altro c'è da discutere? Le pensioni vanno riviste nel loro insieme. Non ha senso che ci siano doppie e triple pensioni, una basta e avanza. Le pensioni in essere vanno erogate con il metodo contributivo, tanto hai dato, tanto prendi (esattamente il contrario delle pensioni dei parlamentari) e comunque le pensioni devono avere un tetto non superabile, 3.000 euro mi sembrano equi e di un minimo per chi non dispone di redditi sufficienti per vivere. I manager che hanno guadagnato milioni di euro nella loro vita non hanno bisogno di una pensione di 10/20.000 euro al mese, lo stipendio annuo di un impegato.
Non è possibile dividere l'Italia in due sulle pensioni con la strategia del "Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, ha avuto". E' pericoloso. I giovani, ma anche molti quarantenni e cinquantenni, in pensione non ci andranno mai. Perché devono pagare con tasse e contributi la pensione a Mastella, a Amato o a un consigliere regionale della Lombardia o della Sicilia? Questo non ha senso. La riforma delle pensioni deve iniziare da chi in pensione c'è già senza alzare continuamente l'asticella dell'età pensionabile accampando la scusa risibile dell'aspettativa di vita. Non me frega un cazzo delle statistiche. Dopo 35 anni di contributi ho il diritto di riposarmi. Un operaio non andrà in pensione a 70 anni, sarà morto prima.
I giovani non hanno più nulla da perdere, non il lavoro, non la pensione, non i servizi sociali, non la speranza di un futuro migliore. Nella manovra economica non è stata spesa una parola per loro. Attenti alla loro rabbia. Quando le nuove generazioni capiranno che oggi sono soprattutto loro a pagare la crisi e che in futuro erediteranno il debito pubblico, non sarà più possibile alcuna mediazione. L'aria che tira è sempre più brutta."
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mercoledì 17 agosto 2011
Il pareggio di bilancio nella costituzione
In Europa da Sarkozy a Tremonti si parla continuamente del pareggio di bilancio da inserire nelle costituzioni.
Da quando Tremonti ha scoperto l'acqua calda, cioè che non si può spendere più di quel che si guadagna, il pareggio di bilancio nelle carte costituzionali sembra diventata la soluzione ad ogni problema.
Si è visto quanto utile possa essere questo vincolo poche settimane fa negli Stati Uniti, i quali hanno rischiato il default perchè al congresso non si riusciva a raggiungere un accordo sull'innalzamento del tetto del debito.
Il pareggio di bilancio è già legge per ogni famiglia italiana, gli unici che non riescono ad adeguarsi a questo modo di pensare sembrano essere i politici nella gestione del paese. Pareggiare il bilancio dovrebbe essere implicito nella gestione del bene comune, c'è davvero bisogno di qualcosa di scritto? Se la risposta di questa domanda è si, evidentemente i nostri politici non possono contare nemmeno su loro stessi e sulle loro intenzioni.
Senza contare che una legge di questa entità farebbe rischiare il default al paese praticamente ogni due mesi, visto e considerato che la nostra classe politica non è in grado di arrestare l'aumento del debito: siamo a quota 1900 miliardi, ogni italiano, compresi i neonati, hanno sulle spalle un debito superiore a 30000 euro. In Italia quanti innalzamenti del tetto del debito si dovrebbero votare in aula in un solo anno? Il lato positivo è che forse i parlamentari lavorerebbero un po' di più... restano dubbi sull'utilità di tutto questo.
Da quando Tremonti ha scoperto l'acqua calda, cioè che non si può spendere più di quel che si guadagna, il pareggio di bilancio nelle carte costituzionali sembra diventata la soluzione ad ogni problema.
Si è visto quanto utile possa essere questo vincolo poche settimane fa negli Stati Uniti, i quali hanno rischiato il default perchè al congresso non si riusciva a raggiungere un accordo sull'innalzamento del tetto del debito.
Il pareggio di bilancio è già legge per ogni famiglia italiana, gli unici che non riescono ad adeguarsi a questo modo di pensare sembrano essere i politici nella gestione del paese. Pareggiare il bilancio dovrebbe essere implicito nella gestione del bene comune, c'è davvero bisogno di qualcosa di scritto? Se la risposta di questa domanda è si, evidentemente i nostri politici non possono contare nemmeno su loro stessi e sulle loro intenzioni.
Senza contare che una legge di questa entità farebbe rischiare il default al paese praticamente ogni due mesi, visto e considerato che la nostra classe politica non è in grado di arrestare l'aumento del debito: siamo a quota 1900 miliardi, ogni italiano, compresi i neonati, hanno sulle spalle un debito superiore a 30000 euro. In Italia quanti innalzamenti del tetto del debito si dovrebbero votare in aula in un solo anno? Il lato positivo è che forse i parlamentari lavorerebbero un po' di più... restano dubbi sull'utilità di tutto questo.
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giovedì 14 luglio 2011
Il potere virtuale che decide del nostro destino
La Grecia ha fatto e fa tuttora tribolare l'Unione Europea, portandola a creare nuove istituzioni che potessero fare da cuscinetto in caso di emergenza, e che vedranno la luce nei prossimi anni. Eppure la Grecia, con tutto il rispetto, è solo un paese marginale dal punto di vista economico, e rappresenta meno del 3% del PIL europeo. Il suo pur elevatissimo debito pubblico è solo una briciola se visto dall'Europa. L'Italia invece, nonostante tutti i problemi che la affliggono, è la quarta economia europea dopo Germania, Regno Unito e Francia. E il suo debito pubblico è imponente, pari al 119% del PIL (Eurostat 2010). Ciò vuol dire che se la Grecia fallisse avremmo un terremoto tutto sommato di piccole dimensioni, mentre il fallimento dell'Italia provocherebbe probabilmente il crollo dell'Euro, o comunque avrebbe gravissime conseguenza sulla società come la conosciamo: un terremoto, con tanto di tsunami e incidente nucleare.
Ma torniamo al punto iniziale: cosa è cambiato dalla settimana scorsa a Lunedi che giustifichi una tale schizofrenia dei mercati? Nulla. E non parliamo di esagerazione mediatica, visto che il rischio debito dell'Italia in mattinata è schizzato al suo massimo storico, 287 punti base (Reuters, Lunedi 11 Luglio 2011, ore 14:16), per poi aumentare ancora durante la giornata. E il Presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy ha convocato un vertice d'urgenza prima della riunione ufficiale dei 27 Ministri delle finanze europei, in cui si è discusso della Grecia e del "contagio". Il contagio di un virus, una malattia. Quasi fosse inevitabile, frutto del destino incontrollabile.
Se non fosse una situazione rischiosa verrebbe da ridere; queste persone hanno permesso negli ultimi decenni che la finanza si sviluppasse senza regole e diventasse talmente potente da determinare il destino e le scelte delle maggiori economie del mondo, e ora si preoccupano e convocano vertici cercando di riparare, o almeno cosi dicono. Hanno contribuito a spostare il baricentro decisionale dalle arene politiche e democratiche, come i Parlamenti e i Governi, verso un'arena virtuale, inafferrabile, indefinita e privata.
Il Sole24Ore di Lunedi titolava "I gestori temono un tentativo di affossare l'euro" e riporta l'opinione di un esperto: "Il vero rischio che vedo sui mercati oggi e che temo per le prossime settimane è il tentativo di affossare l'euro. È evidente che ci sono forti spinte in questo senso. Dai paesi anglosassoni può svilupparsi una pericolosa concertazione in tal senso". (Mario Spreafico, responsabile di Schroeder Italia Investimenti).
Concertazioni da parte di chi? Speculazione da parte di chi? Chi è che sta portando avanti un tentativo di affossare l'Euro?
Ora, mi chiedo e vi chiedo: vi sembra normale che siano attori non definiti a decidere il destino economico e sociale di un paese? Perchè siamo tutti, media e cittadini, tanto appassionati di politica e politici, e nel dibattito pubblico nessuno si preoccupa di discutere di un sistema che è folle, pericoloso e irrazionale?
Fonti
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-11/balzo-record-debito-italia-123054.shtml
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76A02L20110711
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