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mercoledì 3 ottobre 2012

Gli scandali nelle regioni sono il frutto della partitocrazia

Il governo ha appena promesso che non ci saranno più condannati in Parlamento.
La stampa esalta la promessa dimenticando che 5 anni fa Beppe Grillo riuscì a raccogliere 350 mila firme proprio a tale scopo, firme che, lo ricordiamo, per tutto questo tempo sono marcite in un cassetto del Senato.
Dov'era quella stessa stampa cinque anni fa?

Ovviamente tutti si augurano che un provvedimento del genere passi prima o poi, anche perchè non è facile capire come un Parlamento in cui siedono un centinaio di indagati possa approvare un disegno di legge contro, per esempio, la corruzione.

Nel frattempo i scandali nelle regioni continuano a dilagare. Sette consigli regionali sono sotto indagine, i soldi pubblici spariscono ovunque a dimostrazione di come il passaggio di poteri dal centro (stato) alla periferia (regioni) sia stato attuato in un modo tutto italiano; cioè col solo fine di aprire nuovi spazi di potere che i partiti potessero occupare.

Tutto questo è il frutto del regime politico in cui viviamo: una partitocrazia dove il potere non appartiene al popolo ma ai partiti stessi che, si badi bene, non sono più da tempo espressione dell'opinione pubblica.
Quanti di voi ascoltano ogni giorno commenti smarriti di conoscenti che non sanno chi votare?

Vi lascio con due video: il primo è il ritorno di Saviano, che come al solito fa un monologo intelligente, capace di far riflettere; il secondo è l'intervento di Maurizio Crozza a Ballarò che ai politici ridendo e scherzando riesce a dirne più di chiunque altro (d'altronde visti gli ospiti...).



giovedì 20 settembre 2012

La prospettiva di Renzi premier!

Ditemi che è uno scherzo: Berlusconi propone di togliere l'IMU e abbassare le tasse.

Fammi capire, in Parlamento voti a favore dell'introduzione dell'IMU ed ora che le elezioni si avvicinano te ne dimentichi e proponi di levarlo? In effetti Silvio fa bene: gli italiani hanno la memoria politica di un lombrico e già sento voci di elogio per le belle parole del cavaliere.

Nel frattempo il suo partito deve fare i conti con l'ennesimo scandalo, questa volta nel Lazio. Il tutto mentre la presidente della regione Polverini si ancora alla sua poltrona dichiarando di non voler pagare le colpe degli altri.
Le colpe sono sempre degli altri, ci mancherebbe, scommetto anche quelle che hanno portato al rinvio della seduta del Senato di oggi. Infatti, primo caso nella storia della repubblica, chi doveva presiedere l'aula non si è presentato. Di turno era Domenico Nania (PDL) ma probabilmente sarà stato trattenuto dalla sua soap opera preferita o da chissà quali altri improrogabili impegni.

Alla Camera intanto, viene approvata la verifica di soggetti terzi sui bilanci dei gruppi parlamentari. Un minimo di spesa risulta inevitabile per le funzioni del Parlamento, tuttavia sarebbe bene anche mettere in chiaro quali spese siano lecite e quali no. Altrimenti si tornerebbe al punto di partenza.
Al momento sembra che quest'ultimo tipo di controllo non sarà di competenza della società delegata ai controlli rendendola, a mio parere, di fatto impotente.
Sembrerebbe dunque un'operazione di facciata per salvare le apparenze, anche perchè, se si volesse veramente fare luce sulle spese dei nostri amati politici, basterebbe imporre una trasparenza totale sulle spese dei parlamentari rendendo obbligatoria la pubblicazione sul web delle spese effettuate.

Ad ogni modo non bisogna preoccuparsi troppo. Può essere infatti che il prossimo premier sia Matteo Renzi, il nuovo che avanza, uno che pensa che gli inceneritori emettano nell'aria bolle di sapone profumate. Infatti, parole sue, chi osa dire sulla base di dati scientifici che gli inceneritori provochino tumori è colpevole di terrirorismo psicologico.
Inoltre Berlusconi stesso ha detto che Renzi gli piace: ha le sue stesse idee... sicuramente questa dichiarazione fa curriculum!
Saremo in buone mani!


martedì 4 settembre 2012

TAV e intercettazioni, temi di berlusconiana memoria

Agosto è finito e, con esso, si spera anche il soporifero clima politico che ha avvolto il paese.
Le novità sono pressoché zero, il che, visti i precedenti, è anche un bene: significa che il governo tecnico non ha fatto altri danni!

Tuttavia la stampa i giornali li deve pur riempire ed ecco che, ad esempio, troviamo Libero che ci delizia con una foto di Beppe Grillo che fa il saluto fascista. Peccato che la foto sia tratta da un film, e questi giornalai l'hanno spacciata per vera. Complimenti!
Questo è ovviamente solo uno degli innumerevoli episodi che vedono protagonista Grillo o il Movimento 5 Stelle sui giornali. Il 95% delle volte si tratta di falsità, ennesima conferma di come televisioni e giornali siano solo emanazioni del potere dei partiti, tutti interessati ad attaccare il Movimento.
Per fare un altro esempio, il Corriere ha caricato sul suo sito web un video in cui Grillo avrebbe fatto affermazioni xenofobe e razziste, peccato che abbiano tagliato una parte di video distorcendo contenuti ben diversi da quelli che hanno voluto far apparire.

Per il resto il Paese continua sui soliti inutili temi: il TAV! Oggi Mario Monti si è detto felice che il prossimo incontro bilaterale con Hollande avverrà a Lione per dare un segnale forte della volontà di Italia e Francia di costruire quell'abominio di ferrovia. Dell'argomento ne ho parlato ampiamente più di un anno fa e i motivi per cui l'alta velocità NON si deve fare non sono cambiati di una virgola (QUI i dettagli).
Fa comunque piacere capire qual è la priorità di questo governo: TAV e intercettazioni mentre la gente arranca per sopravvivere (non vivere).

Già le intercettazioni, il tormentone di berlusconiana memoria torna in voga in difesa del Quirinale che ospita, fortunatamente ancora per poco, uno dei peggiori presidenti della Repubblica che questo Paese abbia mai visto.
Con Berlusconi era il Presidente del "firmo qualunque legge mi mettano sotto al naso", oggi con Monti è il Presidente frignone del "sono stato intercettato buuuu".
Scherzi a parte, chi non ha niente da nascondere non avrebbe nulla da temere. L'ostentazione nel nascondere i contenuti di quella telefonata è invece motivo di sospetto.


giovedì 16 agosto 2012

Spazi tv pagati con denaro pubblico: un'altra polemica sul MoVimento

E' recentissima la notizia secondo cui gli esponenti del Movimento 5 Stelle avrebbero pagato, con soldi pubblici le loro comparsate sulle televisioni.

Tuttavia, prima di indignarsi è necessario fare alcune osservazioni: innanzitutto questa è una prassi radicata da sempre e che vale per tutti gli esponenti politici: vuol dire che paghiamo anche quando vediamo la faccia di Borghezio in qualche talk show.

Va poi sottolineata la frequenza con cui gli esponenti del MoVimento vanno in televisione: cento volte meno dei componenti dei partiti tradizionali. Inoltre, bisogna rilevare che la lista a 5 stelle ha rinunciato ai rimborsi elettorati, unica forza politica a farlo, e che ogni eletto nelle istituzioni si abbassa lo stipendio a 2.500 euro.

E' proprio da tale autoriduzione che provengono i fondi per le comparsate in tv, in altre parole si pagano le ospitate con i propri stipendi: parlando dei consiglieri regionali, ogni mese dovrebbero percepire per legge (non si può rifiutare) una cifra che si aggira intorno ai 10.000 euro; sottraendo a tale cifra i 2.500 euro spettanti agli eletti, il resto lo si versa in un fondo che viene utilizzato, ad esempio, per tutele legali gratuire, progetti di utilità collettiva e anche per stampare volantini, opuscoli e manifesti. Nel mezzo di questa attività ci sta anche il pagamento delle rare comparsate nelle televisioni.

La differenza con i partiti, chiaramente, è abissale. Questa non è altro che l'ennesima polemica montata ad arte che indica la foglia senza guardare il tronco, in una sorta di grande coalizione che vede i partiti tutti uniti per la causa "antigrillina".

Poi per carità, discutere è lecito: Beppe Grillo sostiene che pagare per andare in tv è come pagare per andare ad un funerale e, come lui, sono in molti a sostenere l'inutilità di tale spesa. E' anche vero tuttavia che la televisione è ancora il mezzo di informazione più seguito dagli italiani che, neanche a dirlo, vivono in un Paese che è il terzo mondo di internet.

L'argomento è ambiguo: è giusto rinunciare a tale visibilità in nome di un ulteriore risparmio?


sabato 4 agosto 2012

Calcioscommesse, politica e furti

C'è qualcosa di sbagliato in un paese i cui abitanti si indignano per il calcioscommesse senza conoscere minimamente quel che lo costringe ad una vita da disoccupato o precario. Lo si dice tutti i giorni ma l'assuefazione non passa: ed è così che diventa possibile sul sottofondo della preoccupazione per la possibile squalifica di  Conte, ignorare che la casta si è regalata dieci milioni in più in un fondo di spesa dei gruppi parlamentari.

In totale, in due anni, i partiti avranno 160 milioni dai 150 precedentemente previsti. Soldi che, sia chiaro, sono un "di più" rispetto al finanziamento pubblico ai partiti, ci mancherebbe! Per onestà bisogna però specificare che il PD devolve il denaro in beneficienza e l'IDV non partecipa, come è più corretto che sia, alla spartizione.

Il provvedimento, per portare la presa per i fondelli ai nostri danni a livelli più elevati, è contenuto nello stesso decreto che mette in ginocchio gli enti locali tagliando sulla sanità e che non è riuscito a trovare una soluzione per duemila esodati di Finmeccanica.

Il blog di Grillo ha poi pubblicato un post dove viene reso noto il numero delle pensioni d'oro: sarebbero 100000 e costerebbero ai contribuenti la bellezza di 13 miliardi di euro. Se queste pensioni venissero abbassate a 5000 euro netti al mese si risparmierebbero 7 miliardi.

A proposito di soldi buttati, su queste pagine avevo annunciato con gioia che il beauty contest che avrebbe regalato (unico paese al mondo) le frequenze del digitale a rai e mediaset sarebbe stato sostituito da un'asta pubblica. Beh tutte palle, anche il governo tecnico decide di rinunciare ad almeno 5 miliardi di euro e travestirsi da Babbo Natale prima del tempo.

Nel frattempo la disoccupazione sale, le tasse aumentano e siamo sempre più in recessione, ma l'importante è la squalifica di Conte.


martedì 24 luglio 2012

Finanziamento pubblico all'editoria: qualche cifra

Il finanziamento pubblico all'editoria, anche quest'anno, è stato riconfermato a dispetto della crisi e a dispetto degli italiani, i quali farebbero volentieri a meno, se qualcuno glielo chiedesse, di finanziare certa carta straccia.

Partiamo dalla Padania che potrà godere di euro 3.406.422,86. Al giornale della Lega Nord i soldi di Roma ladrona, l'abbiamo imparato bene negli ultimi vent'anni, fanno tutt'altro che schifo.

Poi abbiamo Il Foglio di Ferrara, carta rubata alla carta igienica, che potrà usufruire di 2.985.120,88 di euro.

Infine c'è l'Unità, incapace di vendere copie pure ai loro parenti: 5.267.860,38 di euro.

Questi sono solo alcuni esempi, i giornali complessivamente ruberanno alle casse pubbliche 120 milioni di euro. Uno stanziamento che, è bene ricordarlo, è stato approvato 455 deputati con solo 22 voti contrari e 15 astenuti.

Se un giornale non vende deve chiudere, non è difficile, è il mercato.


venerdì 6 luglio 2012

La Spending Review e l'equità dimenticata

La spending review in primo piano in questi giorni è una finanziaria mascherata, e come ovvio da alcuni anni, una manovra economica si traduce in tagli ai nostri danni.
Infatti, pur essendoci una lista di voci infinita su cui è possibile tagliare, il governo tecnico ha scelto, ancora una volta, di punire noi altri.

Il bello è che i tecnici vanno in tv dicendo che tutto questo è necessario per non aumentare l'IVA, insomma, per farci un favore. Peccato che se poi tagli i fondi a servizi fondamentali poi, quegli stessi servizi, dovranno essere pagati dai cittadini, dunque, da una parte o dall'altra, i soldi li dovremo tirare comunque fuori.

Tanto per cambiare ci saranno tagli alla sanità (è da quando sono nato che continuano a tagliare in questo settore): gli ospedali con meno di 120 posti letto dovranno essere chiusi e si arriverà ad un taglio, su scala nazionale di 18000 posti letto. Visto e considerato che attualmente, di posti letto, se ne sente già la mancanza, non oso immaginare quale potrà essere la situazione nell'immediato futuro. Saranno inoltre tagliati del 5% gli acquisti di beni e servizi.

I buoni pasto per gli statali non potranno superare i 7 euro, peccato che nel mondo reale un pasto non costa come nel ristorante di Camera e Senato e i dipendenti pubblici potranno permettersi, per quella cifra, al massimo una economica merenda.

Ma quello dei buoni pasto è probabilmente il taglio meno oneroso per noi altri, ben più grave appare il taglio dei fondi alle regioni di 700 milioni nel 2013 e di 1 miliardo nel 2014: questo significherà aumenti significativi delle accise regionali e comunali per pagare i servizi forniti dalle regioni stesse nonché dai comuni

Non è finita! Ricordate quando nell'ultimo post facevo notare al sottosegretario Polillo che la chiave della crescita è il progresso tecnologico e dunque la ricerca? Ecco! I tecnici fanno l'esatto opposto: affossano la ricerca come se non fosse già abbastanza martoriata tagliando altri 200 milioni di euro alle università pubbliche pur non lesinando i fondi per le scuole private. Semplicemente scandaloso per chi va ripentendo da mesi che bisogna crescere.

L'unica cosa che cresce in Italia è la rabbia: al posto di eliminare completamente le province si parla solo di una diminuzione che, per altro, ancora non si capisce se e quando si farà; le "missioni di pace" sono riconfermate; le pensioni d'oro e gli stipendi faraonici dei manager pubblici non sono toccati; vengono ridotti i contributi statali a radio e tv locali ma non si toccano i finanziamenti pubblici all'editoria e soprattutto ai partiti e, al posto di eliminare completamente il privilegio delle auto blu si parla solo di una riduzione della spesa.

Si usa come al solito la mannaia sulle nostre teste e le carezze dove si dovrebbe colpire con decisione e, a mesi di distanza, provvedimenti per la crescita non se ne sono visti. Questa è solo l'ennesima manovra recessiva.


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