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venerdì 11 gennaio 2013

Servizio Pubblico o Servizio per Silvio?

Come molti, ieri sera, ho ceduto alla tentazione di guardare la trasmissione di Santoro aspettandomi, da quest'ultimo, fuoco e fiamme sui temi più scottanti della mirabolante vita politica (e non) di Berlusconi: mafia, conflitto di interessi e via dicendo.

Invece ho come avuto l'impressione che Santoro ci sia andato piano, sono stato l'unico? Sono state sicuramente portate alla luce le contraddizioni della recentissima attività politica del PDL (votano l'IMU in Parlamento e poi la vogliono togliere ad esempio) ma questo è un argomento su cui Berlusconi ha saputo ribattere punto su punto, non sulle ragioni sia chiaro, ma quanto sulla retorica e sulla dialettica.

Anche il primo dei due interventi di Marco Travaglio invece di tirare uno schiaffo a Berlusconi gli ha fatto una carezza e li, ero tentato di spegnere il televisore. Sarebbe stato un peccato perchè mi sarei perso il suo secondo editoriale che, invece, è stato l'unico vero macigno espresso nella trasmissione di ieri (che qui ripropongo).

Anche coloro che dovevano rivestire il ruolo di "contraddittorio", Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna sono apparse delle agnelline di fronte al nano; appare strano soprattutto l'atteggiamento di quest'ultima, solitamente "spietata". 

Concludendo, nel complesso, non mi sembra che Servizio Pubblico ieri sera sia stato tale ma piuttosto un Servizio a Berlusconi che ha potuto, quasi indisturbato, proporre il suo ennesimo comizio fatto di verità distorte, omesse e bugie neanche tanto mascherate davanti a milioni di telespettatori attirati da uno scontro che si preannunciava epico e che invece si è rivelato una gara di barzellette e battute sarcastiche.




(p.s. una battuta di Travaglio però è stata degna di nota: "lei confonde i processi civili con quelli penali, se fossi il criminale che descrive nella lettera come minimo mi avrebbe fatto presidente del Senato")

venerdì 20 aprile 2012

Il Movimento 5 stelle protagonista: bersaglio dei partiti e dei media

Fa tenerezza ciò a cui stiamo assistendo: PDL, PD e UDC d'accordo sul condannare il supremo nemico Beppe Grillo. Non si spendono più parole per sostenere le proprie ideologie come nella prima repubblica, le ideologie sono morte proprio come la funzione dei partiti stessi, ed ecco che questi ultimi si uniscono a difesa del proprio essere contro l'antipolitica.

Ma cos'è l'antipolitica? Beppe Grillo? O piuttosto la cattiva politica esercitata dai politici? I partiti stessi sono l'antipolitica perchè Beppe Grillo fino a prova contraria fa più politica di tutti loro messi insieme con un programma ben preciso e ben più concreto degli assiomi classici "crescita, grandi opere, banche e cemento".

La posizione dei partiti verso il Movimento 5 stelle dunque la conosciamo. Ma i media come si comportano? Neanche a dirlo in modo vergognoso. Ieri sera a Servizio Pubblico la parola "Movimento 5 stelle" non è mai stata pronunciata, si è parlato solo di Beppe Grillo e di "grillini" come se il Movimento iniziasse e finisse con lui a prescindere dai centinaia di eletti e, a questo punto, da migliaia di militanti in tutta Italia.

Il tutto ovviamente, guarda caso, in concomitanza con le elezioni amministrative.

E' stato invitato in studio il consigliere regionale dell'Emilia Romagna Giovanni Favia... beh ha parlato per circa cinque minuti su tre ore di trasmissione e la metà del tempo lo ha dovuto spendere per rispondere ad una (legittima) domanda di Santoro, il quale ha chiesto come fosse possibile che, essendo Grillo proprietario del marchio del Movimento, "ognuno vale uno", slogan principale della lista a 5 stelle (ne ho parlato anche io QUI sul blog tempo fa)

La domanda di Santoro è l'unica critica legittima che si può fare (finora) al Movimento 5 stelle, tuttavia essa indica la foglia secca trascurando l'albero rigoglioso: non è stato ad esempio detto che mentre i partiti rubavano CENTINAIA DI MILIONI di euro di "rimborsi" elettorali il Movimento 5 stelle ha rifiutato per le elezioni regionali quasi due milioni di euro che, per legge, gli sarebbero spettati. Non è stato detto poi che ogni eletto si è ridotto lo stipendio dell'80% arrivando a prendere 2.500 euro (stipendio comunque faraonico) al posto di 12000. Non è stata poi spesa una parola sul programma del Movimento 5 stelle che, per chi fosse interessato, riporto QUI.

Qualcuna di queste cose sono state dette dallo stesso Beppe Grillo, mandato in onda per parecchi minuti, ribadendo quindi il messaggio implicito della lista civica a 5 stelle personificata nel comico genovese, neanche fosse il candidato premier. Altri principi del Movimento sono stati poi detti da Matteo Renzi, sindaco di Firenze del PD, protagonista assoluto della serata, il quale non ha fatto altro che COPIARE pezzi del programma del Movimento e farli suoi. Peccato che mentre predica bene egli razzola male facendo parte di un partito che ha rubato e continua a rubare con i rimborsi elettorali.

Mi chiedo come sia possibile sostenere l'illegittimità dei rimborsi elettorali, della presenza di politici con più di 2-3 mandati e poi fare parte di un partito che riceve milioni di euro di finanziamento pubblico e presenta tra i suoi elementi di spicco elementi come D'Alema e Fassino. Ci sarebbe un valore che si chiama coerenza.

Ma questo è un problema di Matteo Renzi. Ciò che mi preme è trasmettere un messaggio: quando si parla di Movimento 5 stelle non fidatevi degli esponenti politici, delle televisioni e dei giornali. Cercate su internet: ogni comune e regione d'Italia in cui è presente il Movimento ha un sito internet dove i militanti caricano le loro proposte e soprattutto i video di ciò che fanno nei Consigli comunali e regionali favorendo la tanto acclamata trasparenza che la politica "istituzionale" fa da sempre mancare.

martedì 20 dicembre 2011

Ruotolo risponde a chi si lamenta dei politici a Servizio Pubblico

Con interesse, ho seguito qualche giorno fa il programma in diretta streaming "Feedback" condotto dalla Innocenzi e da Ruotolo, appuntamento che ruota attorno alla trasmissione "Servizio Pubblico" di Santoro in cui si tenta di rispondere alle migliaia di commenti sulla pagina Facebook e dar voce, tramite telefonata, agli ascoltatori.

Premesso che questa è una iniziativa degna di lode, trovo curiosa la risposta di Ruotolo alle centinaia di messaggi lasciati dagli spettatori di Servizio Pubblico contro l'invito in trasmissione dei politici.

Il giornalista in merito dice che Servizio Pubblico deve garantire la pluralità dell'informazione e come da ampio spazio a piccoli imprenditori, operai e quindi persone comuni, deve anche dar voce alla politica per fornire un'informazione veramente plurale.

Ok tutto bellissimo, tuttavia da questa risposta traspare una miopia che non ci si aspetterebbe da un giornalista di tale calibro: le persone non rifiutano un globale confronto di opinioni, rifiutano semplicemente di essere presi in giro. Perchè dobbiamo ospitare in questa trasmissione persone che hanno governato negli ultimi 30 anni e che sono la causa diretta della crisi odierna? Il cittadino che ha donato volentieri dieci euro al progetto di Servizio Pubblico, sente giustamente la trasmissione anche un po' sua; di conseguenza ascoltare il politico che fa campagna elettorale nel SUO programma e che parla come se al governo non ci fosse mai stato, fa francamente ribrezzo. Non si tratta quindi di confronto di opinioni, si tratta di USARE Servizio Pubblico per la propria campagna elettorale.

C'è quindi da stupirsi se lo share rispetto alla prima puntata è praticamente dimezzato? Il risultato resta comunque eclatante, sia chiaro, rimane sempre la prima trasmissione di approfondimento politico, anche perchè il fatto che dia voce alle persone comuni è indubitabile. Tuttavia c'è anche quest'altra faccia della medaglia che Santoro farebbe bene a considerare. Il pubblico resta pur sempre un suo creditore.


venerdì 9 dicembre 2011

Il peccato originale di Santoro

Dopo cinque puntate di Servizio Pubblico, nuova trasmissione di Santoro direi che si può azzardare un primo bilancio. In effetti la trasmissione da veramente quel che ci si aspetterebbe: ampia voce a chi altrove non riesce a dire la sua. Troviamo quindi l'operaio, l'impiegata e anche il piccolo imprenditore, accomunati dal cappio al collo messo dai politici e dai "tecnici", parlare della propria situazione personale e delle proprie difficoltà. In più troviamo costantemente l'opinione di giornalisti di diversa provenienza, primo fra tutti ovviamente, Travaglio; senza trascurare la voce dei banchieri e degli economisti sempre obiettivamente utili al dibattito.

Quel che proprio non va giu è la presenza dei politici e dei sindacalisti, eternamente impegnati a fare la loro campagna elettorale. Ascoltare poi Brunetta e Gasparri parlare come se fossero stati per vent'anni all'opposizione fa solo salire il sangue al cervello.
E' questo il peccato originale di Servizio Pubblico: la schiavitù dimostrata nei confronti della casta. Sembra quasi ci sia l'obbligo di invitarla questa gente. Ma allora perchè si è deciso di fare una trasmissione senza un editore? Non ha senso guadagnarsi la libertà se poi non la si esercita.

Il pubblico su Facebook ha dimostrato di non volerle ascoltare queste persone: ogni volta che uno di questi prendeva la parola venivano scritti centinaia di messaggi di insulti e chi ha donato volentieri dieci euro ritratta "ve li richiedere indietro i miei soldi".

Che Santoro ascolti il suo pubblico, perchè il suo è spesso un pubblico critico, non è quello del Grande Fratello.


venerdì 25 novembre 2011

Mediaset denuncia Santoro

Servizio Pubblico è una trasmissione che senza un canale di riferimento è riuscita a costruirsi uno share che si aggira intorno al 10%. Questo con il solo aiuto di internet, televisioni locali, Sky e, naturalmente, 100mila persone che hanno deciso di versare 10 euro a testa per sostenere l'iniziativa.

Già dalla seconda puntata tuttavia sono iniziati i problemi: furti di ripetitori delle televisioni locali che avrebbero dovuto mandare in onda il programma. Casualità? Dubito, visto che la storia si ripete appena prima di ogni puntanta.

Tuttavia gli ostacoli non finiscono qui, lo stesso Santoro infatti, rende noto di essere stato denunciato da Mediaset in quanto colpevole di aver parlato di conflitto di interessi nella puntata precedente.

Il conflitto di interessi è sempre un argomento un po' spinoso in Italia. Un'idea del motivo lo da una simpatica (ma neanche tanto) catena che mi è arrivata via email, ve la ripropongo:

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio. Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio. Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!

Che simpatico quadretto...


venerdì 11 novembre 2011

Monti si o Monti no?

Le possibilità di un governo guidato da Monti si fanno sempre più alte e i mercati rispondono positivamente. Lo spread infatti è sceso sensibilmente rispetto ai giorni scorsi dimostrando che la finanza vuole un suo uomo alla guida dell'Italia.

Sto notando come Mario Monti stia diventando quasi una figura mitologica: l'uomo che ci salverà dalla catastrofe. Quest'uomo sarà senz'altro capace di far sorridere i mercati, anche perchè dei mercati fa praticamente parte con il ruolo importante ricoperto alla Goldman Sachs e il suo forte orientamento neoliberale.

Il mezzo con cui farà sorridere i mercati tuttavia, non facciamoci illusioni, saremo noi. Prepariamoci ad una macelleria sociale senza precedenti. Berlusconi sarà anche politicamente morto ma la minaccia sono tutti coloro che siedono in Parlamento.

Tra parentesi, chi queste cose le dice viene sistematicamente censurato, ne saprà qualcosa Santoro in quanto poco prima della messa in onda della puntata di ieri si è visto rubare due ripetitori di Telelombardia che avrebbero dovuto raggiungere 500mila potenziali spettatori. Casualità? Ne dubito.


domenica 6 novembre 2011

La rivoluzione di Santoro tra una maggioranza che non esiste più

Martedì si tornerà a votare in aula il rendiconto dello Stato già bocciato l'11 ottobre alla Camera e i numeri per porre la fiducia sull'atto non ci sono. Secondo Verdini, non l'ultimo arrivato nel PDL, la maggioranza conta 306 membri dopo le numerose defezioni degli ultimi giorni, numero non sufficiente a definire la maggioranza tale.

L'appello di Napolitano di salvaguardare la credibilità dell'Italia evitando una imbarazzante bocciatura del rendiconto di Stato potrebbe, paradossalmente, essere un salvagente per il governo, sta di fatto che un governo che arranca non aiuta minimamente il paese.

In molti invocano una rivoluzione. A modo suo Michele Santoro l'ha già fatta con la prima puntata del suo Servizio Pubblico: oltre il 12% di share ottenuto tramite Sky, Internet e soprattutto televisioni private che hanno trovato nel programma di Santoro una vera e propria miniera d'oro, un risultato straordinario.
I numeri sono impressionanti: le sole tv private hanno collezionato più di due milioni di telespettatori, Sky quasi 650 mila e su internet si sono contati un totale di 5 milioni di contatti con un'utenza media di 300 mila.

Il Paese vuole avere la libertà di informarsi e di essere informato, possibilmente non dai Minzolini e dai Fede di turno. La fiamma della protesta che arde in tutta Italia viene accusata di essere demagogica, di fare solo antipolitica. Personalmente invece, credo che non si sia mai vista negli ultimi vent'anni una così grande voglia di cambiare, di migliorare, di lottare per i diritti, per la scuola e per il lavoro. E questa, non è forse politica? ...quella vera?


lunedì 10 ottobre 2011

Santoro in onda dal 3 novembre: 10 euro per sostenere il progetto

Questo blog sostiene in toto il nuovo progetto di Santoro. Il celebre conduttore di Annozero ha avuto il coraggio di abbracciare una nuova sfida e abbattere il modello consolidato per il quale realizzare un programma di qualità è possibile solo con il patrocinio di un editore.

"Comizi d'amore", in onda dal 3 novembre, ribalta questo concetto: sarà un format creato con indipendenza assoluta e il prodotto finito sarà venduto a chi lo vorrà.
E' stato da poco ufficializzato l'acquisto del format da parte di SKY, sarà presente in parecchie televisioni locali ancora non specificate e ovviamente sarà presente in diretta streaming su internet.

Il sito "Servizio Pubblico" in un paio di giorni ha racimolato 280mila visite uniche, segno che i cittadini hanno una gran voglia di vedere una trasmissione di qualità. Non ne possono infatti più del Minzolini o del Ferrara di turno (la cui trasmissione tra l'altro è stata traslocata nel primo pomeriggio per l'audience patetico che riesce a ragranellare), vogliono realtà. Non la realtà volgare di un reality ma la realtà che descrive la vera immagine del paese: perchè per esempio in televisione nessuno parla di mafia? Deve passare la celebre affermazione di Dell'Utri per cui la mafia non esiste? O la tesi leghista del "tanto è un problema del sud"?

Il nuovo programma potrà offrire ciò che la gente va cercando, e lo si può dire con cognizione di causa perchè Santoro porta nel suo curriculum anni di conduzione di Annozero, una trasmissione che in questo senso non ha mai deluso.
Sul sito si possono donare al progetto 10 euro, una cifra irrisoria spesso spesa per inutili cavolate, personalmente li ho donati più che volentieri, fatelo anche voi.


venerdì 16 settembre 2011

La salvezza dell'informazione italiana

Berlusconi è sempre più nei guai, ogni dettaglio in più delle sue intercettazioni contribuisce ad affossare il suo futuro politico e, probabilmente, giudiziario. Anche per lui sta diventando impossibile salvarsi: un ritorno di fiamma per la legge bavaglio infatti è stata fortunatamente stroncata dal Colle e l'oceano di rivelazioni riescono a passare perfino per i telegiornali italiani, tutti, chi più chi meno, al suo servizio.

La fiducia che così abilmente era riuscito ad instillare in molti italiani sta svanendo goccia dopo goccia, pure i berlusconiani più convinti iniziano a farsi domande serie e i giudici non paiono più quegli orchi cattivi descritti da certi organi di stampa. D'altronde davanti a certe intercettazioni i giudici possono fare ben poco se non prendere atto e punire i reati.

Tuttavia il problema informazione resta. A urlare la verità al paese erano i soliti 3-4 giornalisti considerati dei comunisti facinorosi... Oggi salta fuori che avevano ragione. In un paese come l'Italia dove metà televisioni sono in mano a Berlusconi ed alla sua parte politica e l'altra metà è nelle mani dei partiti, la scelta di Michele Santoro di tornare con un programma autoprodotto sul web è di fondamentale importanza.
Può piacere o non piacere, ma il suo lavoro lo sa fare dannatamente bene, non avrebbe altrimenti avuto un seguito di 8 milioni di telespettatori a puntata nell'ultima stagione di Annozero.

La scelta di Santoro di usare il web è importantissima perchè scardina il sistema per cui un editore produce e manda in onda un programma. In quel modo si da potere all'editore di turno che può imporre una certa linea editoriale; sul web invece ci si autoproduce e si vende alle tv che lo vorranno mandare in onda il prodotto finito.

E' chiaro come questo sistema "al contrario" riesca a tutelare al meglio la libertà d'espressione, e fa anche un controllo qualità severissimo: infatti se le persone non apprezzeranno un determinato programma quest'ultimo non potrà finanziarsi con entrate pubblicitarie ne essere acquistato di conseguenza dalle televisioni.

Il futuro non può che essere questo e bisognare dare merito a Santoro di essere stato il primo grande giornalista a crederci: basti vedere gli esperimenti di "Rai per una notte" e "Tutti in piedi". Successi epocali.
Informazione, web e libertà d'espressione andranno sempre più a braccetto.

lunedì 12 settembre 2011

Il ritorno di Santoro

Si fa attendere Michele Santoro sul palco della seconda festa del Fatto Quotidiano. Tiene banco il suo ritorno con un nuovo progetto: televisione senza padroni e un programma che ricalcherà il modello sperimentato da "Rai per una Notte" e "Tutti in Piedi". Una scelta che, spiega il conduttore, trova le sue radici esattamente dieci anni fa, quell'11 settembre 2001 che ci ha travolto con una valanga di emotività che ci ha fatto sentire tutti americani, ma sta proprio qui l'altro lato della medaglia: abbiamo iniziato a vedere ciò che era accaduto esclusivamente come americani e questo, di fatto, ha appiatito l'informazione omologandola ad un unico modello.

La realtà non è unica ed indivisibile, essa cambia a seconda di come la si rappresenti ed è esattamente per questo motivo che tutti i punti di vista devono trovare il proprio spazio.
Secondo Santoro non è stato casuale che l'editto bulgaro (in QUESTO articolo ulteriori particolari) sia avvenuto poco dopo quell'avvenimento, far tacere i pochi punti di vista che si discostavano da quello predominante era in quel periodo una possibilità praticabile. Da quel momento è nato una sorta di bipolarismo tra il buono e giusto occidente e il resto del mondo, il bianco o il nero. Chi tentava di rappresentare gli altri colori venivano lasciato solo ed emarginato

Chiede Santoro: "chi nel 2001 era contro la guerra aveva diritto di esistere? E allo stesso modo chi affolla gli spettacoli di Travaglio e le migliaia di persone di "Rai per una Notte" hanno diritto di essere parte di un'opinione pubblica? Se la risposta è no allora è chiaro che la nostra è una democrazia incompleta"

Il conduttore continua spiegando come la realtà sia scomparsa dai nostri schermi tanto che essa è stata confinata nei reality nella sua forma più grezza, e per risposta il pubblico ha imparato a cercare quei programmi dove la realtà, quella vera, sopravviveva, tanto che i reality sono quasi passati di moda.
Il sistema non poteva più tollerare programmi come annozero e ha montato un sacco di cavilli burocratici per impedirne la messa in onda.

La creazione di un'associazione che punti alla formazione di un servizio pubblico senza alcun tipo di censura e di proprietà dei cittadini, i quali potranno eleggere gli amministratori delle reti, è l'obiettivo di Michele Santoro, il quale produrrà il nuovo programma "Comizi d'amore" finanziato dagli ascoltatori e che sarà "una grande manifestazione televisiva di protesta contro lo status quo ma anche la proposta di una strada nuova".

Qui sotto il suo discorso integrale

giovedì 25 agosto 2011

RAI, televisione di partito

Per il governo la soluzione di tutti i problemi è censurare chi li denuncia.

Laudadio è l'ultima vittima dei capricci dei partiti, colpevole nella sua trasmissione radiofonica "Attenda in linea" di aver sbeffeggiato i privilegi della casta: Schifani ordina la censura, Lorenza Lei, direttore della RAI, ubbidisce. E meno male che lo slogan del programma è "senza censura"!!!

Ma questa è una storia che parte da lontano.
Tutto iniziò con l'editto bulgaro del 2002 che fece sparire dalla televisione pubblica Luttazzi e Biagi, la mannaia tentò di abbattersi anche su Santoro ma, dopo una sospensione di circa un anno, il ricorso da lui presentato ebbe successo tanto che in una sentenza del tribunale di Roma venne imposta la conduzione di un programma alla RAI. Un ordine questo mai rispettato nonostante i richiami, Santoro infatti tornò a condurre un programma di approfondimento giornalistico solo nel 2006 con il divenuto celebre Annozero.

Oltre ad aver sbattuto fuori dalla televisione pubblica ottimi giornalisti e un bravissimo comico che, con i loro programmi, riscuotevano un successo di pubblico notevole, ciò che scandalizza è che una televisione pubblica sia così dipendente dai partiti: parte l'ordine e la RAI esegue. Una tv come la rai dovrebbe servire i cittadini, non i partiti, sbaglio? Altrimenti diventa televisione di partito non pubblica.

Ma non è certo finita qui. "Vieni via con me" è stata probabilmente una delle trasmissioni più belle (e seguite) degli ultimi anni e non è stata riconfermata. "Che tempo che fa", "Ballarò" e "Annozero" sono programmi seguitissimi e sempre sotto l'occhio del ciclone tant'è, che lo stesso Santoro, ha recentemente rinunciato a condurre il programma in quelle condizioni.

La dimostrazione dell'assoluta dipendenza e sottomissione della tv pubblica ai partiti è il rifiuto della proposta di Santoro di condurre Annozero ad un solo euro a puntata. Se una azienda rifiuta una proposta simile e si rifiuta di produrre un programma che porta introiti pubblicitari milionari beh, allora non c'è altro da aggiungere: RAI tv di partito.


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