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domenica 13 novembre 2011

L'ultima barzelletta di Silvio e l'equità sociale di Monti

Il discorso di commiato di Berlusconi è stato probabilmente anche la sua ultima barzelletta. D'altra parte è stato anche un discorso intriso di mielosa retorica: se non fosse stato uno dei principali artefici del disastro italiano mi sarei quasi quasi commosso. Complimenti a chi scrive gli scrive i discorsi!
L'unica cosa che non mi è piaciuta dell'ex premier è stata la minaccia non troppo velata che avrebbe raddoppiato gli sforzi: ma non dovevi ritirarti dalla politica??? Speriamo bene.

Dopo l'ex premier parliamo del nuovo: in giornata Monti farà delle consultazioni per compilare la lista dei ministri, per ora ha pronunciato un discorso in cui l'espressione "equità sociale" è stata finalmente evocata. Spero vivamente che se lo ricordi durante il suo mandato anche se in questo caso non è certo lecito essere troppo ottimisti viste le premesse rappresentate dal curriculum di Monti.

Vi lascio a questo proposito con un video di Crozza che sarà pur un comico, ma ha riassunto in pochi secondi le perplessità di molti: "gli stati hanno salvato le banche che hanno fatto fallire gli stati, e i capi delle banche vanno a governare quei paesi che le loro banche hanno fatto fallire".


sabato 12 novembre 2011

L'ultimo giorno del Caimano, cosa ha cambiato in vent'anni?

Per citare Marco Travaglio, Berlusconi ha rispettato l'unica promessa della sua vita: nella serata di ieri dopo il voto al maxi-emendamento è salito al Colle per rassegnare le dimissioni.

Com'è cambiata l'Italia in vent'anni di berlusconismo? Berlusconi nel '93 promise grandi riforme liberali con il motto sempre verde del "meno tasse per tutti". Ad oggi, dopo tutti questi anni, di riforme liberali non se ne sono viste, tant'è che tutti gli ordini professionali, emblema dell'anti-liberalismo, sono ancora in piedi e potenti come non mai. Le tasse, è sotto gli occhi di tutti, sono aumentate.

Berlusconi si definì il più grande statista che la nostra Repubblica abbia mai visto, i fatti dicono il contrario.
Le sue promesse si sono dimostrate parole al vento e l'unica novità che ha apportato al nostro paese è stata l'assuefazione alle continue violazioni di etica e morale. Abbiamo accettato un Presidente del Consiglio proprietario di televisioni e giornali, un Presidente del Consiglio che fa le corna agli altri premier nelle foto istituzionali, e un Presidente del Consiglio che va a letto con minorenni e prostitute. Senza contare ovviamente i processi decaduti per prescrizione o archiviazione, ben pochi conclusi con assoluzioni.

L'assuefazione è probabilmente il danno più grande che Berlusconi ha fatto a questo paese: lo straordinario è diventato ordinario, l'eccezionale la normalità e il male è diventato bene.
Poi c'è il capitolo economia: basti pensare che nel 2006 (governo Prodi) lo spread era a quota 26. Ora non è mia intenzione esaltare una sinistra vergognosa, ma sottolineare come non sia vero che il governo Berlusconi abbia evitato una catastrofe a cui la sinistra ci avrebbe condannato. Una crisi globale di mezzo non è poca cosa sia chiaro, ma peggio di così davvero non si poteva fare.

Il record storico, e relativa umiliazione internazionale, dello spread a 574 si doveva evitare con delle doverose dimissioni almeno tre mesi fa. Il nostro Silvio ha dimostrato di non avere una dignità politica degna di questo nome e ha pensato bene di ancorarsi alla poltrona per salvaguardare i propri interessi economici e giudiziari.

Un'epoca è finita, un nemico è stato probabilmente sconfitto (per mezzo della Unione Europea targata Merkel-Sarkozy e della crisi economica, non certo per mezzo del PD, caro Bersani).

Ne rimangono tuttavia ancora troppi per poter festeggiare.


Idee a costo zero per uscire dalla crisi

Il blog di Beppe Grillo fa quel che dovrebbe fare la politica: promuove infatti la partecipazione dei cittadini alla risoluzione dei problemi del paese sfruttando la loro intelligenza.

Con quest'arma è stato stilato un programma di venti punti che potrebbe aiutare l'Italia ad uscire dalla crisi, il tutto a costo zero. Ecco le proposte in ordine di gradimento:

  1. Adeguamento stipendi dei politici italiani alla media europea;
  2. Recupero dei 98 mld di euro evasi dalle società di slot machines;
  3. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti;
  4. Abolizione del finanziamento pubblico all'editoria;
  5. Abolizione degli incarichi multipli degli amministratori pubblici;
  6. Eliminazione delle agevolazioni fiscali alla Chiesa cattolica;
  7. Conteggio retributivo per tutti e ricalcolo pensioni, inclusi i vitalizi dei parlamentari;
  8. Scaricabilità di ogni singola spesa dalle tasse;
  9. Riduzione delle spese militari e rientro immediato dall'Afghanistan;
  10. Adozione di software open source per la Pubblica Amministrazione;
  11. Asta pubblica per le frequenze del digitale terrestre;
  12. Soppressione di tutte le province;
  13. Legalizzazione e tassazione della prostituzione;
  14. Ridimensionamento delle spese del Quirinale;
  15. Eliminazione di ogni privilegio di Province e Regioni autonome;
  16. Copertura finanziaria di ogni opera pubblica;
  17. Sfruttamento e utilizzo degli immobili del demanio da parte della Pubblica Amministrazione;
  18. Eliminazione delle consulenze esterne per Stato e Enti Locali;
  19. Abolizione dei comuni sotto i 5000 abitanti;
  20. Abolizione del denaro contante.
Vogliamo credere che il nostro governo sia così stupido da non pensare a nessuna di queste possibilità? Altro che prediche sui sacrifici necessari per tutti, prima di tutto è necessario applicare tutti quei provvedimenti che potrebbero aiutare a superare la crisi a costo zero, solo dopo si potrà parlare di sacrifici.


venerdì 11 novembre 2011

Monti si o Monti no?

Le possibilità di un governo guidato da Monti si fanno sempre più alte e i mercati rispondono positivamente. Lo spread infatti è sceso sensibilmente rispetto ai giorni scorsi dimostrando che la finanza vuole un suo uomo alla guida dell'Italia.

Sto notando come Mario Monti stia diventando quasi una figura mitologica: l'uomo che ci salverà dalla catastrofe. Quest'uomo sarà senz'altro capace di far sorridere i mercati, anche perchè dei mercati fa praticamente parte con il ruolo importante ricoperto alla Goldman Sachs e il suo forte orientamento neoliberale.

Il mezzo con cui farà sorridere i mercati tuttavia, non facciamoci illusioni, saremo noi. Prepariamoci ad una macelleria sociale senza precedenti. Berlusconi sarà anche politicamente morto ma la minaccia sono tutti coloro che siedono in Parlamento.

Tra parentesi, chi queste cose le dice viene sistematicamente censurato, ne saprà qualcosa Santoro in quanto poco prima della messa in onda della puntata di ieri si è visto rubare due ripetitori di Telelombardia che avrebbero dovuto raggiungere 500mila potenziali spettatori. Casualità? Ne dubito.


giovedì 10 novembre 2011

Spread terrificante, record a 574 punti

A quanto pare la promessa di Berlusconi di dimettersi dopo l'approvazione del Patto di Stabilità non ha convinto i mercati. Ieri abbiamo probabilmente assistito alla giornata più nera della Seconda Repubblica: lo spread ha infatti raggiunto per un attimo il terrificante livello di 574 punti con tassi di interesse al 7,48% (si tenga presente che il punto di non ritorno individuato da molti economisti è il 7%).

Probabilmente a diminuire lo spread, poi attestatosi a quota 552, hanno contribuito le parole del presidente della Repubblica Napolitano che ha assicurato che le dimissioni sono certe, non una mera possibilità.

Tuttavia la situazione rimane a dir poco drammatica e non si risolverà certamente mandando a casa Berlusconi. Resta però fuor di dubbio che nel breve termine la finanza italiana avrebbe benefici rilevanti: i casi di Spagna, con le dimissioni di Zapatero, e della Grecia, dopo aver risolto il problema Papandreou, sono li a farci da esempio.

In questo contesto da panico spunta però un'ottima notizia (seppur sensibile a future smentite): la fine di Berlusconi come uomo politico. Egli stesso ha infatti dichiarato che non si ricandiderà più... con nostra somma gioia!


mercoledì 9 novembre 2011

Berlusconi, premier con la data di scadenza

Ieri la Camera ha votato il rendiconto di stato con 308 favorevoli e 321 astenuti segno inequivocabile che la maggioranza (fissata a 316) non esiste più.

Come avrà reagito il nostro premier? Dimettendosi mesto mesto? Utopia. Berlusconi ha promesso a Napolitano di fare un passo indietro appena dopo l'approvazione del Patto di Stabilità, il quale contiene il maxi-emendamento di tutte le promesse fatte all'Unione Europea in quella famosa lettera di intenti presentata a Bruxelles recentemente.

L'Italia dovrà quindi subire un ulteriore mesetto di inferno finanziario.

Ma non è finita. Il maxi-emendamento contenente le promesse fatte all'Europa è stato sonoramento bocciato dall'Unione il 4 novembre per mezzo del commissario europeo agli affari economici Olli Rehn. Dunque cosa andrà ad approvare il governo? Provvedimenti già giudicati insufficienti? Qualcosa di nuovo?

In Italia regna l'incertezza ed a guidarla ha un premier con la data di scadenza, come lo yogurt.


martedì 8 novembre 2011

Tutti contro Berlusconi, anche lo spread

Ormai l'aumento dello spread con i titoli tedeschi è direttamente proporzionale alle possibilità di permanenza di Berlusconi alla carica di primo ministro.
Nella giornata di ieri, quando Giuliano Ferrara ha dichiarato che il suo padrone Silvio si stava preparando a dimettersi, lo spread è diminuito di colpo. Quando poi è arrivata la smentita è tornato a salire toccando un nuovo record storico di 491 punti.

Incredibile come le due cose siano strettamente collegate, i mercati vogliono un cambio di governo e l'Italia, se vuole sopravvivere ancora per qualche tempo, glielo deve dare.
E' infatti palese a tutti come il problema più urgente che l'Italia deve risolvere ha un nome e un cognome. E' chiaro perfino alla Lega Nord che ieri ha chiesto formalmente al premier di fare un passo indietro.

La giornata odierna potrebbe rappresentare la fine di questo governo e forse la fine di Berlusconi come uomo politico. E' bene tuttavia non lasciarsi andare ad un ottimismo troppo sfrenato anche perchè la situazione è a dir poco confusionaria e al voto di oggi, alla Camera, potrebbero esserci spiacevoli sorprese.

Staremo a vedere.




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