Oggi non mi sento di fare nessun commento, la situazione è sempre la stessa... basta vedere la giornata di ieri nelle borse di tutto il mondo: miliardi bruciati in pochi istanti segno che evidentemente le contromisure di FED e BCE non valgono niente. Vi lascio ad un articolo comparso ieri sul blog di Beppe Grillo, credo sia emblematico della situazione attuale del nostro paese:
"Ma qualcuno sano di mente pensa realmente che con 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici possiamo farcela? Per mantenerli vengono spalati ogni anno nelle caldaie della locomotiva Italia, sempre più lenta, in affanno, con salite ormai proibitive, altri 100 miliardi di debito pubblico, come fossero carbone, che corrispondono almeno a 5 miliardi di interessi annui in più. Pagati dai sempre più rari contribuenti, le aziende chiudono e ci sono 4 milioni di disoccupati. Il tasso sul nostro debito sale e gli interessi non possono che aumentare. Nel 2011, se va bene, pagheremo 100 miliardi di interessi. L'Italia non ha alcuna possibilità di farcela con questa zavorra.
Il numero di dipendenti pubblici è pari alla popolazione dell'Irlanda e noi stiamo a fare il tricchetracche sulle Province. Vanno chiuse tutte, che altro c'è da discutere? Le pensioni vanno riviste nel loro insieme. Non ha senso che ci siano doppie e triple pensioni, una basta e avanza. Le pensioni in essere vanno erogate con il metodo contributivo, tanto hai dato, tanto prendi (esattamente il contrario delle pensioni dei parlamentari) e comunque le pensioni devono avere un tetto non superabile, 3.000 euro mi sembrano equi e di un minimo per chi non dispone di redditi sufficienti per vivere. I manager che hanno guadagnato milioni di euro nella loro vita non hanno bisogno di una pensione di 10/20.000 euro al mese, lo stipendio annuo di un impegato.
Non è possibile dividere l'Italia in due sulle pensioni con la strategia del "Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, ha avuto". E' pericoloso. I giovani, ma anche molti quarantenni e cinquantenni, in pensione non ci andranno mai. Perché devono pagare con tasse e contributi la pensione a Mastella, a Amato o a un consigliere regionale della Lombardia o della Sicilia? Questo non ha senso. La riforma delle pensioni deve iniziare da chi in pensione c'è già senza alzare continuamente l'asticella dell'età pensionabile accampando la scusa risibile dell'aspettativa di vita. Non me frega un cazzo delle statistiche. Dopo 35 anni di contributi ho il diritto di riposarmi. Un operaio non andrà in pensione a 70 anni, sarà morto prima.
I giovani non hanno più nulla da perdere, non il lavoro, non la pensione, non i servizi sociali, non la speranza di un futuro migliore. Nella manovra economica non è stata spesa una parola per loro. Attenti alla loro rabbia. Quando le nuove generazioni capiranno che oggi sono soprattutto loro a pagare la crisi e che in futuro erediteranno il debito pubblico, non sarà più possibile alcuna mediazione. L'aria che tira è sempre più brutta."
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venerdì 19 agosto 2011
giovedì 18 agosto 2011
Al Senato presenti in undici: sei minuti di seduta.
In questo delicato momento di crisi, mentre lo statuto dei lavoratori viene fatto a pezzi, i politici dimostrano ancora una volta quanto è vile la loro morale.
Nella giornata di ieri a Palazzo Madama era tempo di seduta tecnica per la manovra da 45 mld, niente di fondamentale per la carità, ma se un dipendente qualsiasi se ne fosse rimasto in vacanza come hanno fatto loro probabilmente avrebbe avuto problemi seri.
E' l'ennesima prova della lontananza della politica dalla vita reale, la casta vive in un mondo a parte fatto di privilegi e concessioni, dove andare a lavorare è un'opzione e non un obbligo. Ieri in aula erano in undici e la seduta è durata sei minuti. Mancava pure il presidente Schifani, rappresentante di un governo a cui "gronda sangue dal cuore" per aver alzato le tasse...
Dopo i senatori sono potuti tornare alle loro meritate vacanze.
Nella giornata di ieri a Palazzo Madama era tempo di seduta tecnica per la manovra da 45 mld, niente di fondamentale per la carità, ma se un dipendente qualsiasi se ne fosse rimasto in vacanza come hanno fatto loro probabilmente avrebbe avuto problemi seri.
E' l'ennesima prova della lontananza della politica dalla vita reale, la casta vive in un mondo a parte fatto di privilegi e concessioni, dove andare a lavorare è un'opzione e non un obbligo. Ieri in aula erano in undici e la seduta è durata sei minuti. Mancava pure il presidente Schifani, rappresentante di un governo a cui "gronda sangue dal cuore" per aver alzato le tasse...
Dopo i senatori sono potuti tornare alle loro meritate vacanze.
mercoledì 17 agosto 2011
Il pareggio di bilancio nella costituzione
In Europa da Sarkozy a Tremonti si parla continuamente del pareggio di bilancio da inserire nelle costituzioni.
Da quando Tremonti ha scoperto l'acqua calda, cioè che non si può spendere più di quel che si guadagna, il pareggio di bilancio nelle carte costituzionali sembra diventata la soluzione ad ogni problema.
Si è visto quanto utile possa essere questo vincolo poche settimane fa negli Stati Uniti, i quali hanno rischiato il default perchè al congresso non si riusciva a raggiungere un accordo sull'innalzamento del tetto del debito.
Il pareggio di bilancio è già legge per ogni famiglia italiana, gli unici che non riescono ad adeguarsi a questo modo di pensare sembrano essere i politici nella gestione del paese. Pareggiare il bilancio dovrebbe essere implicito nella gestione del bene comune, c'è davvero bisogno di qualcosa di scritto? Se la risposta di questa domanda è si, evidentemente i nostri politici non possono contare nemmeno su loro stessi e sulle loro intenzioni.
Senza contare che una legge di questa entità farebbe rischiare il default al paese praticamente ogni due mesi, visto e considerato che la nostra classe politica non è in grado di arrestare l'aumento del debito: siamo a quota 1900 miliardi, ogni italiano, compresi i neonati, hanno sulle spalle un debito superiore a 30000 euro. In Italia quanti innalzamenti del tetto del debito si dovrebbero votare in aula in un solo anno? Il lato positivo è che forse i parlamentari lavorerebbero un po' di più... restano dubbi sull'utilità di tutto questo.
Da quando Tremonti ha scoperto l'acqua calda, cioè che non si può spendere più di quel che si guadagna, il pareggio di bilancio nelle carte costituzionali sembra diventata la soluzione ad ogni problema.
Si è visto quanto utile possa essere questo vincolo poche settimane fa negli Stati Uniti, i quali hanno rischiato il default perchè al congresso non si riusciva a raggiungere un accordo sull'innalzamento del tetto del debito.
Il pareggio di bilancio è già legge per ogni famiglia italiana, gli unici che non riescono ad adeguarsi a questo modo di pensare sembrano essere i politici nella gestione del paese. Pareggiare il bilancio dovrebbe essere implicito nella gestione del bene comune, c'è davvero bisogno di qualcosa di scritto? Se la risposta di questa domanda è si, evidentemente i nostri politici non possono contare nemmeno su loro stessi e sulle loro intenzioni.
Senza contare che una legge di questa entità farebbe rischiare il default al paese praticamente ogni due mesi, visto e considerato che la nostra classe politica non è in grado di arrestare l'aumento del debito: siamo a quota 1900 miliardi, ogni italiano, compresi i neonati, hanno sulle spalle un debito superiore a 30000 euro. In Italia quanti innalzamenti del tetto del debito si dovrebbero votare in aula in un solo anno? Il lato positivo è che forse i parlamentari lavorerebbero un po' di più... restano dubbi sull'utilità di tutto questo.
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martedì 16 agosto 2011
Gli attacchi epilettici dialettici di Umberto Bossi e la stima incondizionata per Brunetta
Seguendo il dibattito sulla manovra "ammazza stato sociale" non si sa più se ridere o piangere!
Brunetta si prende del "nano veneziano rompicoglioni" dall'alleato Umberto Bossi dopo che si è sentito dare del "scemo cretino" dal compagno di partito Tremonti. La stima che circonda il ministro nel suo ambiente di lavoro è quasi pari all'opinione che il paese ha di lui, uno dei rari casi in cui la politica rappresenta veramente il pensiero dei cittadini!
Tornando a Bossi... egli ha dichiarato che i comuni non vanno salvati: "prima i poveracci". A parte il fatto che ha un po' le idee confuse visto che se si affossano gli enti locali a farne le spese saranno proprio i poveracci che il senatur vuole salvare, è paradossale una dichiarazione di questo tipo da chi ha sempre sostenuto il federalismo.
Il federalismo senza enti locali non è federalismo, è un accentramento vecchio stampo. D'altronde Umberto è ormai preda di continui "attacchi epilettici dialettici": "secessione!!!!"; "prendiamo i fucili"; "ministeri al nord"; "federalismo".
Ogni giorno ne spara una e non ne azzecca nessuna.
Brunetta si prende del "nano veneziano rompicoglioni" dall'alleato Umberto Bossi dopo che si è sentito dare del "scemo cretino" dal compagno di partito Tremonti. La stima che circonda il ministro nel suo ambiente di lavoro è quasi pari all'opinione che il paese ha di lui, uno dei rari casi in cui la politica rappresenta veramente il pensiero dei cittadini!
Tornando a Bossi... egli ha dichiarato che i comuni non vanno salvati: "prima i poveracci". A parte il fatto che ha un po' le idee confuse visto che se si affossano gli enti locali a farne le spese saranno proprio i poveracci che il senatur vuole salvare, è paradossale una dichiarazione di questo tipo da chi ha sempre sostenuto il federalismo.
Il federalismo senza enti locali non è federalismo, è un accentramento vecchio stampo. D'altronde Umberto è ormai preda di continui "attacchi epilettici dialettici": "secessione!!!!"; "prendiamo i fucili"; "ministeri al nord"; "federalismo".
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lunedì 15 agosto 2011
Problema carceri: un discorso che non verrà mai pronunciato
Quest'oggi vi propongo un ottimo articolo del Fatto Quotidiano sul discorso che il ministro della giustizia Zitto Palma non pronuncerà mai, fa capire con ironia quanto ancora si sarebbe potuto fare per fronteggiare la crisi senza attaccare lo stato sociale solo sul versante della giustizia. Buona lettura.
Oggi, come a ogni ferragosto, è previsto il consueto pellegrinaggio del ministro della Giustizia a Regina Coeli che come le altre carceri scoppia di detenuti (67mila su 44mila posti), con gran codazzo di politici coccodrilli che poi purtroppo usciranno. Ecco il discorso che Zitto Palma non pronuncerà.
“Eccomi qua a promettervi l’ennesimo piano del governo contro il sovraffollamento che, come tutti i precedenti, non funzionerà. Il perché è semplice: noi politici italiani siamo un branco di cialtroni incapaci. Avete presenti le promesse di decongestionare le carceri col “braccialetto elettronico”? E gli annunci di Alfano su “17 nuovi penitenziari con 21mila posti entro il 2012” e su “nuove carceri galleggianti in alto mare come in America”? La verità è che da vent’anni seguitiamo a ripetere che abbiamo troppi detenuti, mentre il guaio sono i troppi delinquenti e i troppi delitti, i troppi reati puniti col carcere, i posti cella troppo scarsi e le detenzioni troppo lunghe per certi reati e troppo brevi (se non inesistenti) per altri. Se un fiume ogni anno tracima, o si devia il corso a monte per ridurne la portata, o si alzano gli argini a valle per contenerlo tutto. Ecco: noi non interveniamo né a valle (sul numero dei posti cella) né a monte (sulle cause che producono tanti detenuti).
Sapete perché? Perché per farlo occorre una classe politica onesta. Per noi invece l’emergenza carceri è un affare: ogni 2-3 anni ci serve una scusa per salvare i nostri amici dalla galera con un’amnistia o un indulto (l’ultimo salvò il mio amico Previti). Io sono magistrato e lo so benissimo che non ha senso arrestare migliaia di persone oggi e scarcerarle domani per reati minori (furtarelli, liti coi vigili, ingiurie, risse, omissioni di soccorso, mancato pagamento del telepass) o addirittura non-reati (droga e clandestinità). Ogni anno entrano 90mila persone e ne escono altrettante, di cui 80mila “in attesa di giudizio” (primo, secondo o terzo): la metà esce nei primi 10 giorni. È il “carcere breve”, che non è solo inutile, è dannoso: ogni detenuto ci costa 115 euro al giorno. Ma noi abbiamo altro da fare: prescrizione breve e processo lungo.
Il 40% dei detenuti sono extracomunitari, perlopiù clandestini. La gran parte sono in carcere proprio perché clandestini: vengono fermati, ricevono il foglio di via, non vanno via e allora, se li ripeschiamo, li sbattiamo dentro per 2-3 giorni e così via all’infinito. Basterebbe espellerli e rimpatriarli, ma noi – furbi – tagliamo i fondi alla polizia che non ha di che pagargli il biglietto aereo di ritorno. Poi ci sono gli stranieri detenuti perché han commesso delitti: la Bossi-Fini consentirebbe di commutargli gli ultimi due anni di pena con l’espulsione, così potremmo espatriarne 6-7 mila. Invece noi – furbi – li teniamo dentro. Poi ci sono i detenuti definitivi che restano dentro molto più del dovuto grazie ai pacchetti sicurezza di quel genio di Maroni e alla Cirielli di cui io modestamente, fui relatore: niente pene alternative a chi è stato condannato tre volte. Indipendentemente dalla gravità dei reati: chi ha due stupri o due rapine può restarsene fuori, chi invece ha un furto di provolone, una guida senza patente e una vendita di cd taroccati deve restare dentro.
Senza queste follie, molti dei 30mila condannati che devono scontare 3 anni potrebbero farlo ai domiciliari o ai servizi sociali. Infine dovremmo smantellare la Fini-Giovanardi sulle droghe, che intasa le carceri con migliaia di tossici arrestati solo perché avevano dosi eccedenti quelle stabilite.
Ecco, dovremmo fare un bel mazzo di tutte le porcherie che abbiamo partorito dal ’94 a oggi e abolirle per decreto. Ma non possiamo perché dovremmo rinnegare vent’anni di finta politica della “sicurezza”, che in realtà è solo rassicurazione: faccia feroce sui reatucoli da strada per nascondere la tolleranza mille sui crimini dei colletti bianchi amici nostri. Cioè per mandare dentro chi dovrebbe stare fuori e lasciare fuori chi dovrebbe finire dentro: il mio principale ne sa qualcosa. Buone ferie, ci vediamo l’anno prossimo. Forse”.
Oggi, come a ogni ferragosto, è previsto il consueto pellegrinaggio del ministro della Giustizia a Regina Coeli che come le altre carceri scoppia di detenuti (67mila su 44mila posti), con gran codazzo di politici coccodrilli che poi purtroppo usciranno. Ecco il discorso che Zitto Palma non pronuncerà.
“Eccomi qua a promettervi l’ennesimo piano del governo contro il sovraffollamento che, come tutti i precedenti, non funzionerà. Il perché è semplice: noi politici italiani siamo un branco di cialtroni incapaci. Avete presenti le promesse di decongestionare le carceri col “braccialetto elettronico”? E gli annunci di Alfano su “17 nuovi penitenziari con 21mila posti entro il 2012” e su “nuove carceri galleggianti in alto mare come in America”? La verità è che da vent’anni seguitiamo a ripetere che abbiamo troppi detenuti, mentre il guaio sono i troppi delinquenti e i troppi delitti, i troppi reati puniti col carcere, i posti cella troppo scarsi e le detenzioni troppo lunghe per certi reati e troppo brevi (se non inesistenti) per altri. Se un fiume ogni anno tracima, o si devia il corso a monte per ridurne la portata, o si alzano gli argini a valle per contenerlo tutto. Ecco: noi non interveniamo né a valle (sul numero dei posti cella) né a monte (sulle cause che producono tanti detenuti).
Sapete perché? Perché per farlo occorre una classe politica onesta. Per noi invece l’emergenza carceri è un affare: ogni 2-3 anni ci serve una scusa per salvare i nostri amici dalla galera con un’amnistia o un indulto (l’ultimo salvò il mio amico Previti). Io sono magistrato e lo so benissimo che non ha senso arrestare migliaia di persone oggi e scarcerarle domani per reati minori (furtarelli, liti coi vigili, ingiurie, risse, omissioni di soccorso, mancato pagamento del telepass) o addirittura non-reati (droga e clandestinità). Ogni anno entrano 90mila persone e ne escono altrettante, di cui 80mila “in attesa di giudizio” (primo, secondo o terzo): la metà esce nei primi 10 giorni. È il “carcere breve”, che non è solo inutile, è dannoso: ogni detenuto ci costa 115 euro al giorno. Ma noi abbiamo altro da fare: prescrizione breve e processo lungo.
Il 40% dei detenuti sono extracomunitari, perlopiù clandestini. La gran parte sono in carcere proprio perché clandestini: vengono fermati, ricevono il foglio di via, non vanno via e allora, se li ripeschiamo, li sbattiamo dentro per 2-3 giorni e così via all’infinito. Basterebbe espellerli e rimpatriarli, ma noi – furbi – tagliamo i fondi alla polizia che non ha di che pagargli il biglietto aereo di ritorno. Poi ci sono gli stranieri detenuti perché han commesso delitti: la Bossi-Fini consentirebbe di commutargli gli ultimi due anni di pena con l’espulsione, così potremmo espatriarne 6-7 mila. Invece noi – furbi – li teniamo dentro. Poi ci sono i detenuti definitivi che restano dentro molto più del dovuto grazie ai pacchetti sicurezza di quel genio di Maroni e alla Cirielli di cui io modestamente, fui relatore: niente pene alternative a chi è stato condannato tre volte. Indipendentemente dalla gravità dei reati: chi ha due stupri o due rapine può restarsene fuori, chi invece ha un furto di provolone, una guida senza patente e una vendita di cd taroccati deve restare dentro.
Senza queste follie, molti dei 30mila condannati che devono scontare 3 anni potrebbero farlo ai domiciliari o ai servizi sociali. Infine dovremmo smantellare la Fini-Giovanardi sulle droghe, che intasa le carceri con migliaia di tossici arrestati solo perché avevano dosi eccedenti quelle stabilite.
Ecco, dovremmo fare un bel mazzo di tutte le porcherie che abbiamo partorito dal ’94 a oggi e abolirle per decreto. Ma non possiamo perché dovremmo rinnegare vent’anni di finta politica della “sicurezza”, che in realtà è solo rassicurazione: faccia feroce sui reatucoli da strada per nascondere la tolleranza mille sui crimini dei colletti bianchi amici nostri. Cioè per mandare dentro chi dovrebbe stare fuori e lasciare fuori chi dovrebbe finire dentro: il mio principale ne sa qualcosa. Buone ferie, ci vediamo l’anno prossimo. Forse”.
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domenica 14 agosto 2011
Credibilità della politica
Mio malgrado, in vacanza ho guardato parecchi telegiornali non potendo disporre di una connessione a internet. Essi elargiscono un'informazione malata: da Studio Aperto che parla di braccialetti e non dice una parola sui 26.000 bambini già morti in Somalia per la siccità al TG5 che parla della crisi finanziaria italiana come un atto di guerra di fantomatici speculatore senza però fare un minimo accenno sui soggetti che sull'Italia speculano da decenni: i politici.
Non è demagogia, ed hanno ragione coloro che dicono che eliminando i costi della politica non si risolve la crisi. Tuttavia se essa vuole avere un minimo di credibilità deve rinunciare ai propri privilegi.
PRIMA rinunci al vitalizio e DOPO mi parli di aumento dell'età pensionabile;
PRIMA tassi coloro che hanno beneficiato dello scudo fiscale e DOPO aumenti le tasse a coloro che hanno sempre pagato onestamente;
PRIMA rinunci ai rimborsi elettorali che valgono miliardi e DOPO tagli sullo stato sociale.
E così via.
A tutti deve essere chiaro come sarebbe stato possibile salvare il paese senza far pagare la crisi ai cittadini:
avrebbero potuto prelevare il 50% (e non il 5% come è già stato fatto) a chi ha usufruito dello scudo fiscale, avrebbero potuto eliminare TUTTE le province, avrebbero potuto mettere la tracciabilità almeno a 500 euro invece che a 3000, avrebbero potuto fare una riforma della giustizia che fosse veramente tale....
Esistono un'infinità di possibilità per mettere sulla retta via questo paese.
La verità è che c'è malafede.
Non è demagogia, ed hanno ragione coloro che dicono che eliminando i costi della politica non si risolve la crisi. Tuttavia se essa vuole avere un minimo di credibilità deve rinunciare ai propri privilegi.
PRIMA rinunci al vitalizio e DOPO mi parli di aumento dell'età pensionabile;
PRIMA tassi coloro che hanno beneficiato dello scudo fiscale e DOPO aumenti le tasse a coloro che hanno sempre pagato onestamente;
PRIMA rinunci ai rimborsi elettorali che valgono miliardi e DOPO tagli sullo stato sociale.
E così via.
A tutti deve essere chiaro come sarebbe stato possibile salvare il paese senza far pagare la crisi ai cittadini:
avrebbero potuto prelevare il 50% (e non il 5% come è già stato fatto) a chi ha usufruito dello scudo fiscale, avrebbero potuto eliminare TUTTE le province, avrebbero potuto mettere la tracciabilità almeno a 500 euro invece che a 3000, avrebbero potuto fare una riforma della giustizia che fosse veramente tale....
Esistono un'infinità di possibilità per mettere sulla retta via questo paese.
La verità è che c'è malafede.
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sabato 13 agosto 2011
Il cuore di Silvio gronda sangue... sapessi il nostro!
Sono tornato dalle vacanze e nulla è cambiato, se non che siamo sempre più vicini ad un inevitabile default.
Il mio ultimo post è stato drammaticamente profetico e il governo le mani nelle tasche degli italiani le metterà eccome per ammissione dello stesso premier dal cui cuore "gronda sangue".... pensa al nostro caro B.
Tremonti l'altro giorno in conferenza stampa ha scoperto che non si può spendere più di quello che prendi (ma va?) e per far fronte alla crisi, come sempre accade, spennerà noi morti di fame. I maggiormenti colpiti, da quanto emerso in consiglio dei ministri, saranno i dipendenti pubblici che hanno la sola colpa di lavorare per il paese delle banane: essi potranno vedersi addirittura negata la tredicesima a seconda dei conti dell'amministrazione per cui lavorano; inoltre quanto dovutogli dal trattamento di fine rapporto verrà versato solo dopo due anni.
Il forbicione andrà poi a colpire gli incentivi alle fonti rinnovabili, tipica cosa da fare per un paese moderno e proiettato al futuro. Si tasseranno le rendite finanziarie fino al 20% (guadagni 10, lo stato prende 2) dal 12,5 attuale, le donne andranno in pensione a 65 anni e le ferie verranno accorpate al lunedì per diminuire i ponti e quindi aumentare i giorni di lavoro (fortuna che ci sono i parlamentati a dare l'esempio!)
La cosa più grave però, sarà la mannaia che si abbatterà sugli enti locali: 9 mld di euro che non permetteranno loro di garantire tutti quei servizi che finora hanno erogato. E' un attacco puro e semplice allo stato sociale; indiretto ma comunque devastante.
Una cosa positiva della manovra è la soppressione delle province con meno di 300000 abitanti che creeranno un risparmio strutturale per il paese (ogni anno si risparmieranno miliardi). Mi chiedo perchè non abolirle tutte ma la risposta è evidente: le poltrone, e quindi le posizioni di potere, delle province più importanti vanno salvate per non intaccare troppo la pervasività dei partiti nelle istituzioni.
Ovviamente una riforma vera della giustizia e una vera norma antievasione fiscale avrebbero evitato di far pagare la crisi solo a noi altri... ma tant'è.
Il mio ultimo post è stato drammaticamente profetico e il governo le mani nelle tasche degli italiani le metterà eccome per ammissione dello stesso premier dal cui cuore "gronda sangue".... pensa al nostro caro B.
Tremonti l'altro giorno in conferenza stampa ha scoperto che non si può spendere più di quello che prendi (ma va?) e per far fronte alla crisi, come sempre accade, spennerà noi morti di fame. I maggiormenti colpiti, da quanto emerso in consiglio dei ministri, saranno i dipendenti pubblici che hanno la sola colpa di lavorare per il paese delle banane: essi potranno vedersi addirittura negata la tredicesima a seconda dei conti dell'amministrazione per cui lavorano; inoltre quanto dovutogli dal trattamento di fine rapporto verrà versato solo dopo due anni.
Il forbicione andrà poi a colpire gli incentivi alle fonti rinnovabili, tipica cosa da fare per un paese moderno e proiettato al futuro. Si tasseranno le rendite finanziarie fino al 20% (guadagni 10, lo stato prende 2) dal 12,5 attuale, le donne andranno in pensione a 65 anni e le ferie verranno accorpate al lunedì per diminuire i ponti e quindi aumentare i giorni di lavoro (fortuna che ci sono i parlamentati a dare l'esempio!)
La cosa più grave però, sarà la mannaia che si abbatterà sugli enti locali: 9 mld di euro che non permetteranno loro di garantire tutti quei servizi che finora hanno erogato. E' un attacco puro e semplice allo stato sociale; indiretto ma comunque devastante.
Una cosa positiva della manovra è la soppressione delle province con meno di 300000 abitanti che creeranno un risparmio strutturale per il paese (ogni anno si risparmieranno miliardi). Mi chiedo perchè non abolirle tutte ma la risposta è evidente: le poltrone, e quindi le posizioni di potere, delle province più importanti vanno salvate per non intaccare troppo la pervasività dei partiti nelle istituzioni.
Ovviamente una riforma vera della giustizia e una vera norma antievasione fiscale avrebbero evitato di far pagare la crisi solo a noi altri... ma tant'è.
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