Il finanziamento pubblico all'editoria, anche quest'anno, è stato riconfermato a dispetto della crisi e a dispetto degli italiani, i quali farebbero volentieri a meno, se qualcuno glielo chiedesse, di finanziare certa carta straccia.
Partiamo dalla Padania che potrà godere di euro 3.406.422,86. Al giornale della Lega Nord i soldi di Roma ladrona, l'abbiamo imparato bene negli ultimi vent'anni, fanno tutt'altro che schifo.
Poi abbiamo Il Foglio di Ferrara, carta rubata alla carta igienica, che potrà usufruire di 2.985.120,88 di euro.
Infine c'è l'Unità, incapace di vendere copie pure ai loro parenti: 5.267.860,38 di euro.
Questi sono solo alcuni esempi, i giornali complessivamente ruberanno alle casse pubbliche 120 milioni di euro. Uno stanziamento che, è bene ricordarlo, è stato approvato 455 deputati con solo 22 voti contrari e 15 astenuti.
Se un giornale non vende deve chiudere, non è difficile, è il mercato.
Amazon
martedì 24 luglio 2012
venerdì 6 luglio 2012
La Spending Review e l'equità dimenticata
La spending review in primo piano in questi giorni è una finanziaria mascherata, e come ovvio da alcuni anni, una manovra economica si traduce in tagli ai nostri danni.
Infatti, pur essendoci una lista di voci infinita su cui è possibile tagliare, il governo tecnico ha scelto, ancora una volta, di punire noi altri.
Il bello è che i tecnici vanno in tv dicendo che tutto questo è necessario per non aumentare l'IVA, insomma, per farci un favore. Peccato che se poi tagli i fondi a servizi fondamentali poi, quegli stessi servizi, dovranno essere pagati dai cittadini, dunque, da una parte o dall'altra, i soldi li dovremo tirare comunque fuori.
Tanto per cambiare ci saranno tagli alla sanità (è da quando sono nato che continuano a tagliare in questo settore): gli ospedali con meno di 120 posti letto dovranno essere chiusi e si arriverà ad un taglio, su scala nazionale di 18000 posti letto. Visto e considerato che attualmente, di posti letto, se ne sente già la mancanza, non oso immaginare quale potrà essere la situazione nell'immediato futuro. Saranno inoltre tagliati del 5% gli acquisti di beni e servizi.
I buoni pasto per gli statali non potranno superare i 7 euro, peccato che nel mondo reale un pasto non costa come nel ristorante di Camera e Senato e i dipendenti pubblici potranno permettersi, per quella cifra, al massimo una economica merenda.
Ma quello dei buoni pasto è probabilmente il taglio meno oneroso per noi altri, ben più grave appare il taglio dei fondi alle regioni di 700 milioni nel 2013 e di 1 miliardo nel 2014: questo significherà aumenti significativi delle accise regionali e comunali per pagare i servizi forniti dalle regioni stesse nonché dai comuni
Non è finita! Ricordate quando nell'ultimo post facevo notare al sottosegretario Polillo che la chiave della crescita è il progresso tecnologico e dunque la ricerca? Ecco! I tecnici fanno l'esatto opposto: affossano la ricerca come se non fosse già abbastanza martoriata tagliando altri 200 milioni di euro alle università pubbliche pur non lesinando i fondi per le scuole private. Semplicemente scandaloso per chi va ripentendo da mesi che bisogna crescere.
L'unica cosa che cresce in Italia è la rabbia: al posto di eliminare completamente le province si parla solo di una diminuzione che, per altro, ancora non si capisce se e quando si farà; le "missioni di pace" sono riconfermate; le pensioni d'oro e gli stipendi faraonici dei manager pubblici non sono toccati; vengono ridotti i contributi statali a radio e tv locali ma non si toccano i finanziamenti pubblici all'editoria e soprattutto ai partiti e, al posto di eliminare completamente il privilegio delle auto blu si parla solo di una riduzione della spesa.
Si usa come al solito la mannaia sulle nostre teste e le carezze dove si dovrebbe colpire con decisione e, a mesi di distanza, provvedimenti per la crescita non se ne sono visti. Questa è solo l'ennesima manovra recessiva.
Infatti, pur essendoci una lista di voci infinita su cui è possibile tagliare, il governo tecnico ha scelto, ancora una volta, di punire noi altri.
Il bello è che i tecnici vanno in tv dicendo che tutto questo è necessario per non aumentare l'IVA, insomma, per farci un favore. Peccato che se poi tagli i fondi a servizi fondamentali poi, quegli stessi servizi, dovranno essere pagati dai cittadini, dunque, da una parte o dall'altra, i soldi li dovremo tirare comunque fuori.
Tanto per cambiare ci saranno tagli alla sanità (è da quando sono nato che continuano a tagliare in questo settore): gli ospedali con meno di 120 posti letto dovranno essere chiusi e si arriverà ad un taglio, su scala nazionale di 18000 posti letto. Visto e considerato che attualmente, di posti letto, se ne sente già la mancanza, non oso immaginare quale potrà essere la situazione nell'immediato futuro. Saranno inoltre tagliati del 5% gli acquisti di beni e servizi.
I buoni pasto per gli statali non potranno superare i 7 euro, peccato che nel mondo reale un pasto non costa come nel ristorante di Camera e Senato e i dipendenti pubblici potranno permettersi, per quella cifra, al massimo una economica merenda.
Ma quello dei buoni pasto è probabilmente il taglio meno oneroso per noi altri, ben più grave appare il taglio dei fondi alle regioni di 700 milioni nel 2013 e di 1 miliardo nel 2014: questo significherà aumenti significativi delle accise regionali e comunali per pagare i servizi forniti dalle regioni stesse nonché dai comuni
Non è finita! Ricordate quando nell'ultimo post facevo notare al sottosegretario Polillo che la chiave della crescita è il progresso tecnologico e dunque la ricerca? Ecco! I tecnici fanno l'esatto opposto: affossano la ricerca come se non fosse già abbastanza martoriata tagliando altri 200 milioni di euro alle università pubbliche pur non lesinando i fondi per le scuole private. Semplicemente scandaloso per chi va ripentendo da mesi che bisogna crescere.
L'unica cosa che cresce in Italia è la rabbia: al posto di eliminare completamente le province si parla solo di una diminuzione che, per altro, ancora non si capisce se e quando si farà; le "missioni di pace" sono riconfermate; le pensioni d'oro e gli stipendi faraonici dei manager pubblici non sono toccati; vengono ridotti i contributi statali a radio e tv locali ma non si toccano i finanziamenti pubblici all'editoria e soprattutto ai partiti e, al posto di eliminare completamente il privilegio delle auto blu si parla solo di una riduzione della spesa.
Si usa come al solito la mannaia sulle nostre teste e le carezze dove si dovrebbe colpire con decisione e, a mesi di distanza, provvedimenti per la crescita non se ne sono visti. Questa è solo l'ennesima manovra recessiva.
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giovedì 28 giugno 2012
Cicchitto, Polillo e Fornero: prese in giro alla luce del sole
L'ormai celebre battuta di Travaglio "ci pisciano in testa e ci dicono che piove" sta conoscendo, in questi giorni, un'ulteriore evoluzione. Ormai politici e tecnici non tentano nemmeno più di giustificare le loro dichiarazioni vergognose.
Basti pensare alle ultime perle che ci hanno regalato: l'ultima, in ordine cronologico, è di Cicchitto che, all'annuncio della necessità di approvare dei decreti fino a metà agosto, dichiara: "se volete farci rimanere a lavorare fino al 13 agosto trovatevi una nuova maggioranza".
Il prode capogruppo del PDL è prontamente appoggiato dal bolscevico Bersani la cui ultima dichiarazione di sinistra è ormai persa nei meandri della preistoria: "abbiamo diritto a stare un paio di giorni con la famiglia".
Insomma, i parlamentari hanno il sacrosanto diritto di godersi le ferie, gli italiani NO! A dirlo è il sottosegretario all'economia Polillo, uno dei nostri favolosi tecnici che ha partorito la ricetta ideale per promuovere la crescita: "Sull’orario di lavoro mi permetto di insistere, questa crisi che l’Italia sta vivendo non è figlia di un destino cinico e baro ma dipende dai vizi della società italiana. Abbiamo avuto uno dei più alti tenori di vita, ora bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e che lavoriamo come gli altri"
Benissimo! Lavoriamo come gli altri come chiede questo genio!
Uno studio dell'OCSE ha stilato questa classifica:
Come si può facilmente leggere dalla tabella, la Grecia, il paese sull'orlo del baratro, è quello che fa lavorare di più i propri cittadini, nel nostro caso specifico siamo settimi, ben lontani dalle ore lavorative della Germania che è il secondo paese dell'OCSE che lavora MENO dopo l'Olanda pur essendo ormai stabilmente un paese in crescita.
Dunque un rapporto diretto tra ore lavorative e crescita è una balla bella e buona, anzi, si può notare, al limite, una correlazione inversa tra gli stessi parametri: meno si lavora più si cresce. Ovvio che la discriminante nel nostro caso, come in quello della Grecia o della Polonia è la produttività, ma questa ha ben poco a che fare con le ore lavorative. Semmai bisognerebbe cercare di puntare sulla ricerca e quindi sul progresso tecnologico, vero motore di una crescita costante, lo sa chiunque abbia fatto un corso di macroeconomia ed, evidentemente, non è il caso del nostro sottosegretario al ministero dell'economia.
Per concludere la rassegna delle stronzate che ci propinano i nostri politici ecco la Fornero con la clamorosa dichiarazione per cui il lavoro non è un diritto ma una conquista.
La Fornero, dopo aver fatto approvare la riforma del lavoro e, in seguito a quest'ultima perla, è riuscita infine a riscrivere il primo articolo della nostra Costituzione, aggiungendo, in rosso come una perfetta maestrina, le sue correzioni: "l'Italia è una repubblica democratica basta sulla conquista del posto di lavoro... precario!"
Basti pensare alle ultime perle che ci hanno regalato: l'ultima, in ordine cronologico, è di Cicchitto che, all'annuncio della necessità di approvare dei decreti fino a metà agosto, dichiara: "se volete farci rimanere a lavorare fino al 13 agosto trovatevi una nuova maggioranza".
Il prode capogruppo del PDL è prontamente appoggiato dal bolscevico Bersani la cui ultima dichiarazione di sinistra è ormai persa nei meandri della preistoria: "abbiamo diritto a stare un paio di giorni con la famiglia".
Insomma, i parlamentari hanno il sacrosanto diritto di godersi le ferie, gli italiani NO! A dirlo è il sottosegretario all'economia Polillo, uno dei nostri favolosi tecnici che ha partorito la ricetta ideale per promuovere la crescita: "Sull’orario di lavoro mi permetto di insistere, questa crisi che l’Italia sta vivendo non è figlia di un destino cinico e baro ma dipende dai vizi della società italiana. Abbiamo avuto uno dei più alti tenori di vita, ora bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e che lavoriamo come gli altri"
Benissimo! Lavoriamo come gli altri come chiede questo genio!
Uno studio dell'OCSE ha stilato questa classifica:
Come si può facilmente leggere dalla tabella, la Grecia, il paese sull'orlo del baratro, è quello che fa lavorare di più i propri cittadini, nel nostro caso specifico siamo settimi, ben lontani dalle ore lavorative della Germania che è il secondo paese dell'OCSE che lavora MENO dopo l'Olanda pur essendo ormai stabilmente un paese in crescita.
Dunque un rapporto diretto tra ore lavorative e crescita è una balla bella e buona, anzi, si può notare, al limite, una correlazione inversa tra gli stessi parametri: meno si lavora più si cresce. Ovvio che la discriminante nel nostro caso, come in quello della Grecia o della Polonia è la produttività, ma questa ha ben poco a che fare con le ore lavorative. Semmai bisognerebbe cercare di puntare sulla ricerca e quindi sul progresso tecnologico, vero motore di una crescita costante, lo sa chiunque abbia fatto un corso di macroeconomia ed, evidentemente, non è il caso del nostro sottosegretario al ministero dell'economia.
Per concludere la rassegna delle stronzate che ci propinano i nostri politici ecco la Fornero con la clamorosa dichiarazione per cui il lavoro non è un diritto ma una conquista.
La Fornero, dopo aver fatto approvare la riforma del lavoro e, in seguito a quest'ultima perla, è riuscita infine a riscrivere il primo articolo della nostra Costituzione, aggiungendo, in rosso come una perfetta maestrina, le sue correzioni: "l'Italia è una repubblica democratica basta sulla conquista del posto di lavoro... precario!"
lunedì 18 giugno 2012
Una politica energetica inesistente
Nel 2012 l'Italia dovrà pagare la bellezza di 66 miliardi di euro per le spese energetiche. Inutile dire che una grossa fetta di questi miliardi sarà usata per il petrolio.
I tecnici hanno confermato la sostanziale nullità della politica energetica italiana: è uno dei più grossi problemi del nostro paese e, deliri sul nucleare di Berlusconi a parte, nessuno è mai riuscito a tirare fuori qualche idea sensata.
L'Italia ha un potenziale enorme per quanto riguarda l'energia geotermica (fonte: analystgroup), la nostra ricchezza, sotto questo profilo, è seconda solo all'Islanda. Le ricerche, ferme dagli anni '90, sembrano smuoversi dopo l'approvazione del protocollo di Kyoto; tuttavia gli investimenti risultano essere ancora troppo esigui.
E per quanto riguarda il fotovoltaico? La posizione geografica dell'Italia, inutile dirlo, è assolutamente ideale per lo sfruttamento di questo tipo di energia, ben più della Germania ovviamente che, comunque, ci sta investendo parecchio. Sul piano politico tuttavia, la situazione è tutt'altro che ideale visto che ci sono addirittura aziende specializzate sull'orlo del fallimento in un settore che dovrebbe essere florido e in crescita.
Aldilà del geotermico una produzione "fai da te" dell'energia è la strada da percorrere in futuro. Una strada su cui investire e su cui porre forti incentivi. Perfino la Norvegia, grosso esportatore di petrolio, dal 2015 non venderà più auto a benzina.
D'altronde c'è chi ha lungimiranza... e poi c'è l'Italia.
I tecnici hanno confermato la sostanziale nullità della politica energetica italiana: è uno dei più grossi problemi del nostro paese e, deliri sul nucleare di Berlusconi a parte, nessuno è mai riuscito a tirare fuori qualche idea sensata.
L'Italia ha un potenziale enorme per quanto riguarda l'energia geotermica (fonte: analystgroup), la nostra ricchezza, sotto questo profilo, è seconda solo all'Islanda. Le ricerche, ferme dagli anni '90, sembrano smuoversi dopo l'approvazione del protocollo di Kyoto; tuttavia gli investimenti risultano essere ancora troppo esigui.
E per quanto riguarda il fotovoltaico? La posizione geografica dell'Italia, inutile dirlo, è assolutamente ideale per lo sfruttamento di questo tipo di energia, ben più della Germania ovviamente che, comunque, ci sta investendo parecchio. Sul piano politico tuttavia, la situazione è tutt'altro che ideale visto che ci sono addirittura aziende specializzate sull'orlo del fallimento in un settore che dovrebbe essere florido e in crescita.
Aldilà del geotermico una produzione "fai da te" dell'energia è la strada da percorrere in futuro. Una strada su cui investire e su cui porre forti incentivi. Perfino la Norvegia, grosso esportatore di petrolio, dal 2015 non venderà più auto a benzina.
D'altronde c'è chi ha lungimiranza... e poi c'è l'Italia.
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giovedì 7 giugno 2012
La sostanziale inutilità del governo tecnico
Se qualcuno mi spiegasse l'utilità di avere questi professoroni al governo gliene sarei grato: finora il governo tecnico è servito per mettere in atto quei provvedimenti che i partiti non hanno voluto ne potuto promulgare (pena il suicidio politico alle prossime elezioni), vale a dire tutte quelle simpatiche tasse che i soliti poveracci devono pagare per sostenere questo Paese allo sfascio.
Adesso ok, siamo usciti dalla situazione catastrofica che Silvio ci ha lasciato e il governo tecnico ha finalmente annunciato provvedimenti per la crescita, dunque cosa fa?
Rende più semplici i licenziamenti! D'altronde in un Paese con un tasso di disoccupazione mostruoso il problema è proprio licenziare, una logica eccezionale!
In che modo questo provvedimento dovrebbe sostenere la crescita? Quando anche la Camera approverà ci saranno semplicemente più disoccupati perchè se il lavoro in Italia non esiste e continuano a chiudere aziende ogni giorno, l'equazione "licenziamenti facili" = "flessibilità del lavoro" non regge!
L'unico effetto a cui assisteremo sarà una diminuzione dei consumi con conseguente stimolo per la recessione. Altro che crescita.
Ma siccome non voglio essere etichettato come demagogo, populista e sostenitore della tesi "sono tutti uguali", voglio provare a proporre una parziale soluzione a questa crisi, già peraltro citata da altre fonti:
ABOLIRE IL CONTANTE
Senza contante ogni pagamento sarà effettuato tramite carte di credito, bancomat, carte prepagate e assegni. In questo modo ogni pagamento sarà tracciabile rendendo IMPOSSIBILE qualsiasi forma di evasione fiscale e soprattutto di corruzione.
Si eliminerebbero in un colpo solo i due più grandi problemi del nostro Paese. Al contempo ovviamente, visto che lo Stato in questo modo potrebbe incassare il doppio di quanto avviene attualmente, si dovrebbe abbattere pesantemente la pressione fiscale, specialmente per le aziende.
Questo genere di intervento si che farebbe crescere il Paese.
Invece il governo tecnico resta a guardare: lo stesso Monti ha dichiarato che determinate tematiche non possono essere affrontate perchè potrebbero spaccare la maggioranza del suo governo, nell'intervista ha portato l'esempio della cittadinanza ai figli minorenni di stranieri.
Queste dichiarazioni sono la conferma di qualcosa che ufficiosamente si sapeva da tempo: il governo Monti POTREBBE essere non incompetente, bensì, impossibilitato a prendere determinate decisioni in quanto ostaggio dei politici.
Ma se le cose stanno così, cosa ci sta a fare un governo illeggittimo e antidemocratico di nominati?
Adesso ok, siamo usciti dalla situazione catastrofica che Silvio ci ha lasciato e il governo tecnico ha finalmente annunciato provvedimenti per la crescita, dunque cosa fa?
Rende più semplici i licenziamenti! D'altronde in un Paese con un tasso di disoccupazione mostruoso il problema è proprio licenziare, una logica eccezionale!
In che modo questo provvedimento dovrebbe sostenere la crescita? Quando anche la Camera approverà ci saranno semplicemente più disoccupati perchè se il lavoro in Italia non esiste e continuano a chiudere aziende ogni giorno, l'equazione "licenziamenti facili" = "flessibilità del lavoro" non regge!
L'unico effetto a cui assisteremo sarà una diminuzione dei consumi con conseguente stimolo per la recessione. Altro che crescita.
Ma siccome non voglio essere etichettato come demagogo, populista e sostenitore della tesi "sono tutti uguali", voglio provare a proporre una parziale soluzione a questa crisi, già peraltro citata da altre fonti:
ABOLIRE IL CONTANTE
Senza contante ogni pagamento sarà effettuato tramite carte di credito, bancomat, carte prepagate e assegni. In questo modo ogni pagamento sarà tracciabile rendendo IMPOSSIBILE qualsiasi forma di evasione fiscale e soprattutto di corruzione.
Si eliminerebbero in un colpo solo i due più grandi problemi del nostro Paese. Al contempo ovviamente, visto che lo Stato in questo modo potrebbe incassare il doppio di quanto avviene attualmente, si dovrebbe abbattere pesantemente la pressione fiscale, specialmente per le aziende.
Questo genere di intervento si che farebbe crescere il Paese.
Invece il governo tecnico resta a guardare: lo stesso Monti ha dichiarato che determinate tematiche non possono essere affrontate perchè potrebbero spaccare la maggioranza del suo governo, nell'intervista ha portato l'esempio della cittadinanza ai figli minorenni di stranieri.
Queste dichiarazioni sono la conferma di qualcosa che ufficiosamente si sapeva da tempo: il governo Monti POTREBBE essere non incompetente, bensì, impossibilitato a prendere determinate decisioni in quanto ostaggio dei politici.
Ma se le cose stanno così, cosa ci sta a fare un governo illeggittimo e antidemocratico di nominati?
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mercoledì 30 maggio 2012
Terremoti: omicidi di Stato
L'Italia è un Paese ad altissimo rischio sismico e nella storia della nostra Repubblica non abbiamo mai avuto norme e regole volte ad assicurare la sicurezza in tal senso, specialmente nel campo dell'edilizia. Le persone che sono morte, le migliaia di sfollate, sono tutte vittime della negligenza e della scarsa lungimiranza della nostra politica.
Poco tempo fa, in questo Paese, c'era chi voleva addirittura costruire delle centrali nucleari.
Il 2 giugno sarà sperperato denaro pubblico per festeggiare lo stesso Paese che ha ucciso le vittime del terremoto: è una vergogna. Il "nostro" presidente della Repubblica ha dichiarato che la parata militare non verrà cancellata per dare un segnale di unità in un momento difficile e che sarà dedicata alle vittime del sisma....... A mio parere sono segnali evidenti di demenza senile: anche se fossero due lire, cancellare la parata e mandare soldi nei territori colpiti sarebbe un segno di vicinanza molto più concreto e utile. Un atto che fu adottato, tra l'altro, nel 1976 da Forlani per il terremo del Friuli (per cui ancora paghiamo accise sulla benzina).
Nel frattempo si discute al Consiglio dei Ministri, di aumentare ulteriormente la benzina per finanziare gli aiuti: giusto e sacrosanto aiutare le popolazioni colpite, un po' meno giusto far pagare il prezzo dell'ennesima tragedia all'italiana ai soliti noti, visto che, come in un milione di altre tematiche, avrei una lista lunga un chilometro di possibilità per recuperare denaro.
Poco tempo fa, in questo Paese, c'era chi voleva addirittura costruire delle centrali nucleari.
Il 2 giugno sarà sperperato denaro pubblico per festeggiare lo stesso Paese che ha ucciso le vittime del terremoto: è una vergogna. Il "nostro" presidente della Repubblica ha dichiarato che la parata militare non verrà cancellata per dare un segnale di unità in un momento difficile e che sarà dedicata alle vittime del sisma....... A mio parere sono segnali evidenti di demenza senile: anche se fossero due lire, cancellare la parata e mandare soldi nei territori colpiti sarebbe un segno di vicinanza molto più concreto e utile. Un atto che fu adottato, tra l'altro, nel 1976 da Forlani per il terremo del Friuli (per cui ancora paghiamo accise sulla benzina).
Nel frattempo si discute al Consiglio dei Ministri, di aumentare ulteriormente la benzina per finanziare gli aiuti: giusto e sacrosanto aiutare le popolazioni colpite, un po' meno giusto far pagare il prezzo dell'ennesima tragedia all'italiana ai soliti noti, visto che, come in un milione di altre tematiche, avrei una lista lunga un chilometro di possibilità per recuperare denaro.
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lunedì 21 maggio 2012
Terza Repubblica o ingovernabilità?
Federico Pizzarotti, candidato del Movimento 5 stelle, è sindaco di Parma. Come dice Grillo potrebbe essere l'inizio della Terza Repubblica: i cittadini prendono il timone di una città importante e, nei limiti delle possibilità concesse agli enti locali, cercheranno di applicare un programma redatto in rete da 800000 persone.
Se queste sono le premesse attendo con ansia il 2013! Sarà infatti una sfida ambigua: da un lato, se il Movimento ha avuto un risultato così eclatante alle amministrative dove, a rigor di logica, la protesta dovrebbe essere meno sentita in quanto l'operato dei sindaci è certamente più oggettivo rispetto alle politiche dove intervengono più prepotentemente le "ideologie" (o ciò che ne rimane) allora nel 2013 è facile dire che il Movimento 5 Stelle andrà ben oltre le aspettative e i sondaggi.
Dall'altro lato tuttavia, appunto per questi residui ideologici, che sono un'arma a doppio taglio, le persone potrebbero essere orientate a votare un partito per non far vincere l'altro, per scongiurare la sciagura di altri cinque anni di PDL. E' anche vero che oggi come oggi i partiti sono delegittimati nella loro totalità e che hanno problemi di alleanza piuttosto rilevanti: PDL e Lega, nel caso tornassero inisieme, non vinceranno mai le elezioni, ma PD+IDV+SEL arriveranno al 51%? Ho i miei dubbi.
L'unica alleanza sicura di governare sarebbe PDL+PD+UDC, insomma il solito vomitevole inciucio.
D'altra parte, pur essendo auspicabile, pensare al Movimento 5 Stelle che arriva al 51% mi è obiettivamente difficile. Di conseguenza il problema dell'ingovernabilità è qualcosa da tenere a mente: potremmo facilmente ritrovarci nella stessa situazione politica della Grecia dove formare un governo è, di fatto, impossibile.
Il futuro è dunque un'incognita, oggi c'è però la certezza di avere un'Italia migliore.
p.s. Napolitano l'hai sentito il boom?
Se queste sono le premesse attendo con ansia il 2013! Sarà infatti una sfida ambigua: da un lato, se il Movimento ha avuto un risultato così eclatante alle amministrative dove, a rigor di logica, la protesta dovrebbe essere meno sentita in quanto l'operato dei sindaci è certamente più oggettivo rispetto alle politiche dove intervengono più prepotentemente le "ideologie" (o ciò che ne rimane) allora nel 2013 è facile dire che il Movimento 5 Stelle andrà ben oltre le aspettative e i sondaggi.
Dall'altro lato tuttavia, appunto per questi residui ideologici, che sono un'arma a doppio taglio, le persone potrebbero essere orientate a votare un partito per non far vincere l'altro, per scongiurare la sciagura di altri cinque anni di PDL. E' anche vero che oggi come oggi i partiti sono delegittimati nella loro totalità e che hanno problemi di alleanza piuttosto rilevanti: PDL e Lega, nel caso tornassero inisieme, non vinceranno mai le elezioni, ma PD+IDV+SEL arriveranno al 51%? Ho i miei dubbi.
L'unica alleanza sicura di governare sarebbe PDL+PD+UDC, insomma il solito vomitevole inciucio.
D'altra parte, pur essendo auspicabile, pensare al Movimento 5 Stelle che arriva al 51% mi è obiettivamente difficile. Di conseguenza il problema dell'ingovernabilità è qualcosa da tenere a mente: potremmo facilmente ritrovarci nella stessa situazione politica della Grecia dove formare un governo è, di fatto, impossibile.
Il futuro è dunque un'incognita, oggi c'è però la certezza di avere un'Italia migliore.
p.s. Napolitano l'hai sentito il boom?
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