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venerdì 7 ottobre 2011

Napolitano la deve smettere di dormire

A volte mi viene il dubbio che l'Italia non abbia un presidente della Repubblica.
In Parlamento si sta discutendo la legge più vergognosa della storia del nostro paese. Sarebbe stata una legge applaudita dai peggiori dittatori della storia dell'umanità, per dirla alla Di Pietro una vera e propria legge fascista. Se non si fosse capito sto parlando ancora della legge bavaglio (QUI ne parlo diffusamente).

Tuttavia Napolitano non fa nulla. Dall'inizio del suo mandato bofonchia moniti e appelli all'unità, coesione, dialogo e amenità varie. Tutto meraviglioso, però caro presidente, non sarebbe ora di dire chiaro e tondo "questa è una legge vergogna che non firmerò mai"??? Cosa diavolo aspetti???
Proprio ieri si è lagnato di come il suo sia un mandato difficile. Caro presidente il tuo non è un mandato difficile, andare a lavorare dieci ore al giorno per quarant'anni è difficile, tu devi solo avere gli attributi di dire "NO, NON LO FIRMO".

Credo che le persone non abbiano la percezione di ciò che sta accadendo. Non se ne rendono bene conto, è un po' la stessa pesante inerzia che caratterizzava gli italiani mentre Mussolini costruiva il regime. Evocare quelle immagini non è ne esagerato ne fuori luogo, perchè se togli alle persone la libertà di espressione e la libertà ai giornalisti di fare il loro mestiere, allora di dittatura si tratta. Non saremmo migliori del partito comunista cinese che censura ciò che vuole e manda in galera chi osa ribellarsi allo status quo.

Riflettiamo e informiamo parenti, conoscenti e amici, non si può rimanere indifferenti davanti a tutto questo.


giovedì 6 ottobre 2011

Wikipedia è diventata l'incarnazione del male

Wikipedia sembra davvero l'incarnazione del male ad ascoltare il servizio del TG5.
Incredibile il tempismo di questi presunti giornalisti: proprio nel giorno in cui il web si rivolta contro la legge bavaglio che ha provocato lo sciopero di Wikipedia ecco che la redazione del TG5 inizia a preoccuparsi di quanto sia poco affidabile l'enciclopedia libera più famosa del pianeta.

Il tutto mentre alla Camera viene approvata la norma per la quale, citando Peter Gomez, "qualsiasi tipo d’intercettazione potrà essere pubblicata solo dopo un’udienza filtro nel corso delle quali accusa e difesa decideranno cosa tenere e cosa buttare al macero. Cioè dopo anni dall’inizio di un’indagine.
Anche quando i colloqui saranno riportati all’interno di un’ordinanza di custodia cautelare, il giornalista non potrà né riprodurli, né citarli, né riassumerli. Se lo farà scatteranno sanzioni pesantissime per lui e per l’editore. Si arriverà così al paradosso di leggere articoli in cui si racconta che Tizio è stato arrestato per estorsione, per traffico di droga o per tangenti, senza però poter capire il perché. O almeno senza essere in grado di farlo quando l’inchiesta è basata anche su intercettazioni."

Tornando a Wikipedia è giusto sottolineare come sia vero che le informazioni che ci si trova su vadano prese con le pinze soprattutto se si è alle prese con una ricerca o con una tesi, tant'è vero che per tali scopi i professori generalmente ne proibiscono l'uso. Trovo tuttavia singolare che Wikipedia sia definita "pericolosa". Si tratta di una piattaforma che consente a chiunque di inserire una voce e agli altri di modificarla. Il controllo è dunque degli utenti su altri utenti.

E' qualcosa di meraviglioso, perchè si tratta di condivisione del sapere, uno degli scopi più alti raggiungibili col mezzo internet. Pazienza se alcune voci hanno errori più o meno grossolani, il servizio che Wikipedia offre è encomiabile e non potrà che migliorare col tempo.
Per di più il servizio è anche gratuito. Il vile video del TG5 ha da dire anche su questo punto sottolineando come il fondatore chiede agli utenti di offrire donazioni per non inserire fastidiosa pubblicità sul sito.
Ora, cosa c'è di male a chiedere donazioni volontarie? La risposta è niente.

Invece, vedere qualcosa di sbagliato e marcio in questo attacco volto a screditare un sito web popolarissimo tra gli internauti è più che legittimo. Come è legittimo considerare ben più pericolosa certa tv, certi telegiornali e certi, presunti, giornalisti.
Qui sotto il video del TG5 oggetto del post.


mercoledì 5 ottobre 2011

WEB IN RIVOLTA - Wikipedia in testa

Anche l'agenzia di rating Moody's declassa l'Italia per "rischi dovuti all'incertezza politica". Era un declassamento annunciato dopo quello avvenuto per mano di Standard&poor's: le motivazioni sono infatti le medesime a dimostrazione che l'equazione crisi = casta non è solo frutto di una mente qualunquista e superficiale.

Conferma la mia analisi gli stessi atti che vengono discussi nel Parlamento italiano: mentre l'economia va a rotoli la priorità del governo è la legge bavaglio che ho spiegato nel post del 30 settembre.
Come ho già scritto, è la norma "ammazza-blog" quella più inquietante e, a pensarlo non è solo il Diario di una Nazione ma l'intero web. Perfino Wikipedia, l'enciclopedia libera che tutti noi, almeno una volta, abbiamo utilizzato ha deciso di scioperare. Chissà, magari ora che la legge bavaglio tocca un servizio utile per molti, ci sarà maggior attenzione verso ciò che questa legge vergogna potrà comportare.

Di seguito riporto il suo comunicato che, tra l'altro, riesce a spiegare perfettamente le conseguenze dell'entrata in vigore del famigerato "comma 29":


Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia


martedì 4 ottobre 2011

Addio al Passaparola di Marco Travaglio

Il blog di Beppe Grillo e Marco Travaglio stesso annunciano la fine del "Passaparola" del giornalista più scomodo del paese. L'avventura iniziava nel 2008: ogni lunedì Travaglio commentava, in diretta streaming, con una approfondita analisi di circa 40 minuti, le principali notizie politiche e giudiziarie della settimana.

Inutile dire che in un paese dove l'informazione la si fa nel modo che conosciamo ascoltare finalmente qualcuno di competente e soprattutto libero è come una boccata d'ossigeno. Nell'Italia dei Minzolini viene ora a mancare un pezzo importante di informazione indipendente e questo è un peccato, che piaccia o meno il giornalista in sè.

La motivazione, dice Travaglio, è l'accumularsi di un impegno dietro l'altro. Sarà, ma desta perplessità questa decisione presa esattamente due giorni dopo il post di Beppe Grillo che definiva Padellaro e Colombo, colleghi di Travaglio, "residuati dell'Unità che ha vissuto con contributi statali".
Senza contare altre frecciatine lanciate dal comico al Fatto Quotidiano che di certo non hanno fatto piacere al vicedirettore Marco Travaglio.
Ma sono ovviamente tutte congetture.

Sia chiaro, non è che senza il Passaparola non ci siano più i mezzi per ottenere informazione indipendente: Travaglio è fortunatamente ancora vivo e in attività sul suo giornale e presto sul web con il nuovo programma di Santoro, tuttavia l'appuntamento del lunedì era ormai diventato una piacevole routine per migliaia di persone.
Peccato.


lunedì 3 ottobre 2011

Il Porcellum è colpa di tutti tranne di chi l'ha creato

Il porcellum, l'attuale legge elettorale definita in questa modo dal suo stesso ideatore Roberto Calderoli, è frutto di un ricatto. E' proprio il ministro della semplificazione a confessarlo al TG1.

“La Lega e il sottoscritto erano a favore del Mattarellum ma fummo ricattati da Casini e dall’UDC per introdurre un sistema proporzionale, da Fini che voleva le liste bloccate e da Berlusconi che voleva il premio di maggioranza. E la sinistra dette la sua collaborazione non dicendo nulla”.

Si insomma la legge elettorale "porcata" è colpa di tutti meno di chi l'ha ideata e il suo partito di appartenenza, la Lega Nord.

Ora che i cittadini hanno espresso la loro indignazione per questa legge elettorale vergogna attraverso un milione e passa di firme inizia il giochetto dello scaricabarile: l'invenzione di questa legge elettorale non è colpa ne del PDL ne della Lega Nord, mentre la colpa di non averla cambiata non è nemmeno del Partito Democratico che ne ha comunque allegramente usufruito.

E' un film comico che non fa ridere.


domenica 2 ottobre 2011

1 milione e 200mila cittadini dicono basta alla legge elettorale porcata

Un segnale politico impossibile da ignorare per la casta. A lanciarlo sono un milione e duecentomila cittadini che in meno di due mesi hanno firmato per ottenere il referendum abrogativo dell'attuale legge elettorale.

Anche Maroni dichiara che il referendum deve essere fatto. L'unico modo per evitarlo sarebbe quello di far cadere il governo e ne sarebbe davvero capace: arriveranno a tanto? La possibilità non è certo auspicata da Silvio berlusconi: come potrebbe infatti rinunciare all'alibi degli impegni istituzionali per non presentarsi a processi ed interrogatori?

La voglia di riprendersi in mano il paese è palpabile, gli italiani non ne possono più di nominati e raccomandati.  Desta perplessità solo il principale partito organizzatore della raccolta firme: l'Italia dei Valori che, avendo pur raggiunto un risultato notevole, ha utilizzato campagne pubblicitarie che non si può permetere . Ne ho parlato infatti il 28 settembre.

Se il referendum ci sarà veramente, rimane probabile il raggiumento del quorum in quanto il tema è particolarmente sentito da tutti i cittadini, compresi i berlusconiani. In caso di successo tornerà in vigore il Mattarellum che non è certo la legge elettorale migliore del mondo ma è pur sempre un passo avanti.

Merita una citazione il sempre inadeguato Partito Democratico che si conferma un circo di pagliacci di dubbio gusto: di appoggiare la raccolta firme per il referendum infatti se ne è guardato bene; sicuramente cercherà di saltare sul carro dei vincitori a quorum raggiunto come successe per l'acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento.

D'altronde come dargli torto? Le nomine fanno comodo davvero a tutti per un sistema clienterale come quello messo su da questa partitocrazia.




sabato 1 ottobre 2011

Napolitano e Lega Nord: non è amore

A parole Giorgio Napolitano è spesso un bravo, bravissimo, presidente della repubblica. Un po' meno nei fatti.
Proprio ieri ha infatti redarguito il sempre moderato Umberto Bossi, chiarendo:

"E' chiaro, il popolo padano non esiste, si discute di federalismo fiscale, si chiede un livello piu' alto di partecipazione delle Regioni... Tutto questo e' lecito, ma ove dalle chiacchiere si passasse ad atti preparatori di qualcosa che va verso la secessione, tutto cambierebbe"

Si perchè Napolitano ricorda un esempio del passato: "Nel '43-44 di fronte al tentativo di organizzazione di un movimento separatista lo Stato non esito' a intervenire e si arrivo' all'arresto di un capo importante, Finocchiaro Aprile".

Lega Nord giustamente avvisata dunque. La domanda che tuttavia continuo a pormi è come possa una persona convinta della bontà di una eventuale secessione compiere il seguente giuramento, passo obbligatorio per divenire ministro:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione".
O si giura in malafede oppure si sta prendendo in giro quegli elettori che hanno deciso di dar fiducia all'eletto per perseguire la secessione. Ma tant'è.

Tornando al capo dello Stato... Giorgio Napolitano è l'unico presidente della Repubblica della nostra storia ad aver firmato QUALSIASI cosa. Forse non gli hanno spiegato bene le sue prerogative, oppure l'età gliele ha fatte dimenticare: in virtù della sua carica ha il sacrosanto diritto di avere un'opinione e di rimandare al mittente le leggi che non gli piacciono. Se poi torneranno da lui identiche sarà costretto a firmarle ma intanto avrebbe potuto dare segnali politici forti.

Non parliamo poi delle nomine a ministri: Maroni, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e nominato ministro dell'Interno, sembra una barzelletta; Aldo Brancher, imputato per ricettazione e appropriazione indebita; infine Romano che è SOLAMENTE indagato per concorso esterno in associazione mafiosa... incommentabile.
Anche qui avrebbe potuto fare la voce grossa in quanto spetta al presidente della Repubblica nominare i ministri sotto suggerimento del presidente del Consiglio.

Giorgio Napolitano sarà ricordato come uno dei peggiori capi dello Stato di sempre, fare due moniti ogni tanto non è sufficiente. E fortuna che ai tempi della sua elezione c'era chi si lamentava del suo passato da comunista...



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