L'Italia si conferma il paese dell'assurdo: mentre i lavoratori di Wagon lits, che operavano sui treni notturni appena soppressi, perdono il lavoro, Trenitalia dirotta tutte le risorse sull'alta velocità.
E' la malattia delle grandi opere, è un morbo che ci fa preferire investire su un TAV usato da una piccola fetta di popolazione piuttosto che investire sui treni locali e regionali usati da milioni di persone.
E' una malattia pericolosa, perchè lo Stato crede che un buco in una montagna lungo 80km abbia la precedenza, per esempio, sulla sicurezza delle scuole: a livello nazionale, l'80% delle scuole non sono in regola con le norme di sicurezza.
QUI in dettaglio tutta la vicenda della Torino-Lione e i motivi per cui essa sarebbe comunque una tratta inutile.
Poi ci sono i fenomeni, coloro che giustificano quel buco con posti di lavoro, come se al contrario, la piccola manutenzione, che in Italia sarebbe una necessità primaria, non riuscisse a crearli.
Stesso discorso per il ponte sullo stretto: ci è già costato 500 milioni e non è stata posata nemmeno una pietra.
Nel video qui sotto Travaglio spiega la vicenda molto meglio di me.
Buon Natale Italia.
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sabato 24 dicembre 2011
martedì 4 ottobre 2011
Addio al Passaparola di Marco Travaglio
Il blog di Beppe Grillo e Marco Travaglio stesso annunciano la fine del "Passaparola" del giornalista più scomodo del paese. L'avventura iniziava nel 2008: ogni lunedì Travaglio commentava, in diretta streaming, con una approfondita analisi di circa 40 minuti, le principali notizie politiche e giudiziarie della settimana.
Inutile dire che in un paese dove l'informazione la si fa nel modo che conosciamo ascoltare finalmente qualcuno di competente e soprattutto libero è come una boccata d'ossigeno. Nell'Italia dei Minzolini viene ora a mancare un pezzo importante di informazione indipendente e questo è un peccato, che piaccia o meno il giornalista in sè.
La motivazione, dice Travaglio, è l'accumularsi di un impegno dietro l'altro. Sarà, ma desta perplessità questa decisione presa esattamente due giorni dopo il post di Beppe Grillo che definiva Padellaro e Colombo, colleghi di Travaglio, "residuati dell'Unità che ha vissuto con contributi statali".
Senza contare altre frecciatine lanciate dal comico al Fatto Quotidiano che di certo non hanno fatto piacere al vicedirettore Marco Travaglio.
Ma sono ovviamente tutte congetture.
Sia chiaro, non è che senza il Passaparola non ci siano più i mezzi per ottenere informazione indipendente: Travaglio è fortunatamente ancora vivo e in attività sul suo giornale e presto sul web con il nuovo programma di Santoro, tuttavia l'appuntamento del lunedì era ormai diventato una piacevole routine per migliaia di persone.
Peccato.
Inutile dire che in un paese dove l'informazione la si fa nel modo che conosciamo ascoltare finalmente qualcuno di competente e soprattutto libero è come una boccata d'ossigeno. Nell'Italia dei Minzolini viene ora a mancare un pezzo importante di informazione indipendente e questo è un peccato, che piaccia o meno il giornalista in sè.
La motivazione, dice Travaglio, è l'accumularsi di un impegno dietro l'altro. Sarà, ma desta perplessità questa decisione presa esattamente due giorni dopo il post di Beppe Grillo che definiva Padellaro e Colombo, colleghi di Travaglio, "residuati dell'Unità che ha vissuto con contributi statali".
Senza contare altre frecciatine lanciate dal comico al Fatto Quotidiano che di certo non hanno fatto piacere al vicedirettore Marco Travaglio.
Ma sono ovviamente tutte congetture.
Sia chiaro, non è che senza il Passaparola non ci siano più i mezzi per ottenere informazione indipendente: Travaglio è fortunatamente ancora vivo e in attività sul suo giornale e presto sul web con il nuovo programma di Santoro, tuttavia l'appuntamento del lunedì era ormai diventato una piacevole routine per migliaia di persone.
Peccato.
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venerdì 23 settembre 2011
Giuliano Ferrara visto da Marco Travaglio
Quest'oggi non posso fare altro che proporvi la lettura di questo articolo di Marco Travaglio che col suo consueto stile descrive il raffinato giornalismo di Giuliano Ferrara.
Ecco l'articolo:
L’altra sera Giuliano Ferrara ha riattaccato i suoi comizietti serali su Rai1 con una lode sperticata al suo padrone: “eroe popolare”, “anomalia felice della Storia”, “uomo umile e sorridente”. Ma anche bello, elegante, slanciato. E fin qui nessuna novità: la voluttà con cui questo fenomeno da baraccone, scambiato per “molto intelligente” a destra e a sinistra, slinguazza chiunque comandi e gli passi uno stipendio è ormai leggenda.
Semmai ci sarebbe da obiettare sul titolo Radio Londra, che evoca un che di scomodo, pericoloso, catacombale, come gli appelli dall’esilio del generale De Gaulle dopo l’occupazione nazista della Francia. Invece è la voce del regime che parla dal primo canale della Rai di regime sciogliendo inni al capo del regime. Ma neppure questa è una novità: sono trent’anni che noi cittadini stipendiamo questo giullare di tutte le corti: prima come consigliere comunale Pci, poi come europarlamentare Psi, poi come trombettiere garofaniero su Rai2, poi come ministro e portavoce del primo governo Banana, poi come direttore del Foglio clandestino coi sussidi della Presidenza del Consiglio, ora come primo trombone del Cavalier Patonza su Rai1.
L’altra sera il noto campione d’indipendenza raccontava agli italiani sfortunatamente capitati alla visione e all’ascolto che del suo padrone non possiamo fare a meno perchè “ha introdotto in Italia alcune cose importanti”: 1) “la possibilità di scegliere chi va a Palazzo Chigi” (forse non sa che il premier lo sceglie il capo dello Stato, non gli elettori, visto che siamo e restiamo una Repubblica parlamentare); 2) “un nuovo modo di guardare l’economia” (poche ore dopo ha provveduto Standard & Poor’s a guardare la nostra economia in un nuovo modo: declassandola); 3) “un nuovo linguaggio della politica”. E almeno questo è vero. Un tempo, per quanto malavitosi, i politici italiani si sforzavano di parlare una lingua diversa da quella della malavita. Ora i linguaggi coincidono, e Ferrara modestamente è all’avanguardia.
Commentando l’indagine di “questi ragazzotti in cerca di protagonismo” (i pm di Napoli) sul ricatto a B. di Lavitola & Tarantini ha dichiarato: “Che c’entra col ricatto il fatto che degli amici sono un po’ insistenti e alla fine ti spillano dei quattrini? Io li proteggo, embè? È un ricatto questo? No, è protezione di un amico. Io sono molto ricco e generoso, gli ho dato dei soldi. È reato questo?”. Provate ora a rileggere queste parole con un lieve accento siciliano, meglio se con inflessione corleonese: “Minchia, signor commerciante, scusasse se sono tanticchia insistente, ma vossia è motto ricco, c’ha i piccioli pure int’u culu e abbiamo saputo puro che c’ha delle bedde criaturi che vanno alla scola in cima alla strata, ma bisogna starci attenti a ‘sti picciriddi, quacchiduno potrebbe facci del male, e noi li vogliamo sempre in salute, infatti siamo qui a offrirci la protezione, che costa puro poco… E me lo chiama pizzu chistu? Ma quali pizzu, quali riato! Chista protezione è! Generosità è! Ci siamo capiti, ah? Che facciamo, ripassamo domani?”.
Basta tradurre in corleonese le ultime esternazioni del premier e dei suoi turiferari per coglierne il senso profondo. “Valter, rimani all’estero”. “Te l’avevo detto che ci intercettavano”. “Non vado a testimoniare per non darla vinta ai pm”. “I magistrati hanno ridotto in miseria Tarantini”. “L’indagine deve passare a Roma”. E anche la chicca di Ferrara sui pm “ragazzotti”. Viene in mente il giudice Rosario Livatino che, appena osò indagare su mafia, politica e massoneria nell’Agrigentino, fu subito insultato dal presidente Cossiga: “Possiamo continuare con questo tabù, che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno?”. La mafia risolse il problema ammazzando il giudice ragazzino il 21 settembre 1990. Trentun anni a oggi. Ferrara, commosso, l’ha voluto commemorare da par suo.
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2011
Qui sotto le farneticazioni di Ferrara:
Ecco l'articolo:
L’altra sera Giuliano Ferrara ha riattaccato i suoi comizietti serali su Rai1 con una lode sperticata al suo padrone: “eroe popolare”, “anomalia felice della Storia”, “uomo umile e sorridente”. Ma anche bello, elegante, slanciato. E fin qui nessuna novità: la voluttà con cui questo fenomeno da baraccone, scambiato per “molto intelligente” a destra e a sinistra, slinguazza chiunque comandi e gli passi uno stipendio è ormai leggenda.
Semmai ci sarebbe da obiettare sul titolo Radio Londra, che evoca un che di scomodo, pericoloso, catacombale, come gli appelli dall’esilio del generale De Gaulle dopo l’occupazione nazista della Francia. Invece è la voce del regime che parla dal primo canale della Rai di regime sciogliendo inni al capo del regime. Ma neppure questa è una novità: sono trent’anni che noi cittadini stipendiamo questo giullare di tutte le corti: prima come consigliere comunale Pci, poi come europarlamentare Psi, poi come trombettiere garofaniero su Rai2, poi come ministro e portavoce del primo governo Banana, poi come direttore del Foglio clandestino coi sussidi della Presidenza del Consiglio, ora come primo trombone del Cavalier Patonza su Rai1.
L’altra sera il noto campione d’indipendenza raccontava agli italiani sfortunatamente capitati alla visione e all’ascolto che del suo padrone non possiamo fare a meno perchè “ha introdotto in Italia alcune cose importanti”: 1) “la possibilità di scegliere chi va a Palazzo Chigi” (forse non sa che il premier lo sceglie il capo dello Stato, non gli elettori, visto che siamo e restiamo una Repubblica parlamentare); 2) “un nuovo modo di guardare l’economia” (poche ore dopo ha provveduto Standard & Poor’s a guardare la nostra economia in un nuovo modo: declassandola); 3) “un nuovo linguaggio della politica”. E almeno questo è vero. Un tempo, per quanto malavitosi, i politici italiani si sforzavano di parlare una lingua diversa da quella della malavita. Ora i linguaggi coincidono, e Ferrara modestamente è all’avanguardia.
Commentando l’indagine di “questi ragazzotti in cerca di protagonismo” (i pm di Napoli) sul ricatto a B. di Lavitola & Tarantini ha dichiarato: “Che c’entra col ricatto il fatto che degli amici sono un po’ insistenti e alla fine ti spillano dei quattrini? Io li proteggo, embè? È un ricatto questo? No, è protezione di un amico. Io sono molto ricco e generoso, gli ho dato dei soldi. È reato questo?”. Provate ora a rileggere queste parole con un lieve accento siciliano, meglio se con inflessione corleonese: “Minchia, signor commerciante, scusasse se sono tanticchia insistente, ma vossia è motto ricco, c’ha i piccioli pure int’u culu e abbiamo saputo puro che c’ha delle bedde criaturi che vanno alla scola in cima alla strata, ma bisogna starci attenti a ‘sti picciriddi, quacchiduno potrebbe facci del male, e noi li vogliamo sempre in salute, infatti siamo qui a offrirci la protezione, che costa puro poco… E me lo chiama pizzu chistu? Ma quali pizzu, quali riato! Chista protezione è! Generosità è! Ci siamo capiti, ah? Che facciamo, ripassamo domani?”.
Basta tradurre in corleonese le ultime esternazioni del premier e dei suoi turiferari per coglierne il senso profondo. “Valter, rimani all’estero”. “Te l’avevo detto che ci intercettavano”. “Non vado a testimoniare per non darla vinta ai pm”. “I magistrati hanno ridotto in miseria Tarantini”. “L’indagine deve passare a Roma”. E anche la chicca di Ferrara sui pm “ragazzotti”. Viene in mente il giudice Rosario Livatino che, appena osò indagare su mafia, politica e massoneria nell’Agrigentino, fu subito insultato dal presidente Cossiga: “Possiamo continuare con questo tabù, che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno?”. La mafia risolse il problema ammazzando il giudice ragazzino il 21 settembre 1990. Trentun anni a oggi. Ferrara, commosso, l’ha voluto commemorare da par suo.
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2011
Qui sotto le farneticazioni di Ferrara:
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martedì 30 agosto 2011
Quell'intervista di Travaglio che fece storia
Era il 14 marzo 2001 e Marco Travaglio venne invitato da Luttazzi nella sua Satyricon per parlare del suo nuovo libro "l'odore dei soldi". Il libro trattava di come il cavaliere fosse riuscito ad accumulare le sue fortune.
Visto e considerato che il movimento di capitali di Fininvest fu tutto meno che trasparente è chiaro che l'argomento destasse un certo interessante, anche perchè il protagonista non era certo un pinco pallino qualunque.
Il bello è che l'intera inchiesta fu basata su atti pubblici, alla portata di chiunque, ma gli unici che pensarono di portarli alla luce furono per l'appunto Travaglio e il co-autore Elio Veltri.
Ma perchè ve la ripropongo dopo più di un decennio? Semplicemente perchè certi passaggi dell'intervista sembrano attualità dell'altro ieri, segno che le domande poste sono ancora senza risposta e che la trasparenza chiesta a gran voce è ancora un lontano miraggio.
Ma quali furono le conseguenze di questa intervista? Innumerevoli, cito testualmente da Wikipedia:
L'intervista suscitò un'immediata reazione da parte della forza politica di Silvio Berlusconi - la Casa delle Libertà - che invocò le immediate dimissioni del consiglio di amministrazione della RAI e annunciò che avrebbe disertato i programmi
La citata intervista a Paolo Borsellino divenne oggetto di attenzione dei media, su Rai Due Michele Santoro dedicò ad essa una puntata del suo programma Il raggio verde, e sulle reti Mediaset venne affrontata nella trasmissione Terra!. Nella puntata de Il raggio verde i politici della CdL non si presentarono per protesta, e Berlusconi intervenne telefonicamente per denunciare «trasmissioni trabocchetto costruite apposta per fare processi».
Berlusconi accomunò l'episodio ad altri avvenuti in RAI, tra cui le critiche di Indro Montanelli, parlando di un piano per screditarlo. Bruno Vespa, per aver sostenuto la stessa tesi nel libro "Rai, la grande guerra" pubblicato qualche mese dopo, subì una querela per diffamazione dal presidente RAI Roberto Zaccaria, e fu condannato (attualmente in primo grado) al risarcimento di 81.000 euro.
La puntata successiva di Satyricon venne mandata in onda solo dopo la garanzia data da Carlo Freccero al direttore generale Claudio Cappon che la trasmissione non avrebbe contenuto temi di natura politica.
Il 17 marzo 2001, i consiglieri del CdA della RAI vicini alla Casa delle Libertà Giampiero Gamaleri e Alberto Contri si dimisero.
Mediaset ha citato in giudizio la RAI, Luttazzi e Travaglio per diffamazione chiedendo un risarcimento miliardario.[12] Travaglio ed Elio Veltri sono stati citati in giudizio anche per il contenuto del libro L'odore dei soldi, accusato di essere diffamatorio. In entrambi i casi la magistratura ha stabilito che non c'è stata diffamazione e ha condannato Mediaset al risarcimento delle spese processuali.
Le inchieste per mafia a cui si fa riferimento nell'intervista (quelle della Procura della Repubblica di Caltanissetta nel 1999) vennero archiviate un mese dopo l'intervista di Travaglio. Tuttavia alcuni degli elementi emersi in tali indagini hanno fornito materiale per la successiva sentenza di condanna di Marcello Dell'Utri in primo grado e in appello a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle sentenze si legge che Dell'Utri aveva agito da intermediario tra gli interessi di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.
Il 18 aprile 2002, a distanza di circa un anno da quella celebre intervista a Satyricon, Silvio Berlusconi, in occasione di una conferenza stampa tenutasi in una visita ufficiale a Sofia nelle sue nuove vesti di presidente del Consiglio, con una esternazione che parte della stampa denominò poi "editto bulgaro", disse pubblicamente:
In seguito le trasmissioni citate furono sospese. La trasmissione di Luttazzi non fu confermata dalla nuova dirigenza Rai.
Visto e considerato che il movimento di capitali di Fininvest fu tutto meno che trasparente è chiaro che l'argomento destasse un certo interessante, anche perchè il protagonista non era certo un pinco pallino qualunque.
Il bello è che l'intera inchiesta fu basata su atti pubblici, alla portata di chiunque, ma gli unici che pensarono di portarli alla luce furono per l'appunto Travaglio e il co-autore Elio Veltri.
Ma perchè ve la ripropongo dopo più di un decennio? Semplicemente perchè certi passaggi dell'intervista sembrano attualità dell'altro ieri, segno che le domande poste sono ancora senza risposta e che la trasparenza chiesta a gran voce è ancora un lontano miraggio.
Ma quali furono le conseguenze di questa intervista? Innumerevoli, cito testualmente da Wikipedia:
L'intervista suscitò un'immediata reazione da parte della forza politica di Silvio Berlusconi - la Casa delle Libertà - che invocò le immediate dimissioni del consiglio di amministrazione della RAI e annunciò che avrebbe disertato i programmi
La citata intervista a Paolo Borsellino divenne oggetto di attenzione dei media, su Rai Due Michele Santoro dedicò ad essa una puntata del suo programma Il raggio verde, e sulle reti Mediaset venne affrontata nella trasmissione Terra!. Nella puntata de Il raggio verde i politici della CdL non si presentarono per protesta, e Berlusconi intervenne telefonicamente per denunciare «trasmissioni trabocchetto costruite apposta per fare processi».
Berlusconi accomunò l'episodio ad altri avvenuti in RAI, tra cui le critiche di Indro Montanelli, parlando di un piano per screditarlo. Bruno Vespa, per aver sostenuto la stessa tesi nel libro "Rai, la grande guerra" pubblicato qualche mese dopo, subì una querela per diffamazione dal presidente RAI Roberto Zaccaria, e fu condannato (attualmente in primo grado) al risarcimento di 81.000 euro.
La puntata successiva di Satyricon venne mandata in onda solo dopo la garanzia data da Carlo Freccero al direttore generale Claudio Cappon che la trasmissione non avrebbe contenuto temi di natura politica.
Il 17 marzo 2001, i consiglieri del CdA della RAI vicini alla Casa delle Libertà Giampiero Gamaleri e Alberto Contri si dimisero.
Mediaset ha citato in giudizio la RAI, Luttazzi e Travaglio per diffamazione chiedendo un risarcimento miliardario.[12] Travaglio ed Elio Veltri sono stati citati in giudizio anche per il contenuto del libro L'odore dei soldi, accusato di essere diffamatorio. In entrambi i casi la magistratura ha stabilito che non c'è stata diffamazione e ha condannato Mediaset al risarcimento delle spese processuali.
Le inchieste per mafia a cui si fa riferimento nell'intervista (quelle della Procura della Repubblica di Caltanissetta nel 1999) vennero archiviate un mese dopo l'intervista di Travaglio. Tuttavia alcuni degli elementi emersi in tali indagini hanno fornito materiale per la successiva sentenza di condanna di Marcello Dell'Utri in primo grado e in appello a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle sentenze si legge che Dell'Utri aveva agito da intermediario tra gli interessi di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.
Il 18 aprile 2002, a distanza di circa un anno da quella celebre intervista a Satyricon, Silvio Berlusconi, in occasione di una conferenza stampa tenutasi in una visita ufficiale a Sofia nelle sue nuove vesti di presidente del Consiglio, con una esternazione che parte della stampa denominò poi "editto bulgaro", disse pubblicamente:
| « L'uso che Biagi, come si chiama quell'altro...? Santoro, ma l'altro... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. » |
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martedì 23 agosto 2011
Ecco chi deve, o dovrebbe, pagare la crisi
Nella giornata di ieri è andato in onda, dopo la pausa estiva, il passaparola di Marco Travaglio.
In modo impeccabile ha descritto come e dove andare a prendere i soldi per non far pagare la crisi ai soliti onesti poveracci: come dicevo nei giorni scorsi a chi ha usufruito dello scudo fiscale, eliminando totalmente le province, facendo pagare le tasse alla chiesa e così via.
Guardate il video perchè ne vale la pena.
In modo impeccabile ha descritto come e dove andare a prendere i soldi per non far pagare la crisi ai soliti onesti poveracci: come dicevo nei giorni scorsi a chi ha usufruito dello scudo fiscale, eliminando totalmente le province, facendo pagare le tasse alla chiesa e così via.
Guardate il video perchè ne vale la pena.
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