Qualcuno mi chiarisca le idee: ma il papa non è quel tizio che si sporge dal balcone a fare omelie di pace tutte le domeniche? No perchè proprio oggi, durante la giornata mondiale per la pace, ha lanciato parole tutt'altro che pacate e concilianti.
Il papa ha infatti definito i matrimoni gay "un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.
Come se non bastassero queste parole a definire il papa con aggettivi ben poco santi, nella giornata di ieri è riuscito a ricevere e benedire il presidente del parlamento ugandese Rebecca
Kadaga che, lo scorso 12 novembre, aveva annunciato che la pena di morte per gli omosessuali sarebbe stata
un ”regalo di Natale” per tutti gli ugandesi anti gay. L'Uganda è infatti uno dei pochi paesi al mondo in cui essere omosessuali è un reato punito dal codice penale: la pena di morte sarebbe la ciliegina sulla torta.
In altre parole, secondo il papa, la vita è sacra e se abortisci o pratichi l'eutanasia andrai all'inferno MA, se sei omosessuale, non hai diritto a sposare chi ami e puoi essere ammazzato perchè a letto ti piace portarti persone del tuo stesso sesso.
Ecco a voi la giustizia e la pace professata dalla Chiesa cattolica.
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venerdì 14 dicembre 2012
il Papa stavolta ha passato il segno
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sabato 3 novembre 2012
Antiabortisti che non hanno motivo di esistere
Sono particolarmente interessato ai temi etici e morali, ne parlo poco ma spesso il moralismo di stampo cattolico mi fa imbestialire. E' il caso del movimento antiabortista.
Fortunatamente almeno in Italia non sembra godere di particolare seguito: proprio ieri la maratona di 24 ore contro la legge 194 (quella che permette, a certe condizioni, di abortire) si è ridotta ad un presidio di una decina di persone davanti all'ospedale Mangiagalli di Milano.
Essi ritengono, a ragione o torto, che dal momento del concepimento nella pancia della mamma c'è una vita e che l'aborto sia da considerare un omicidio. Giusto o sbagliato che sia non importa, l'aborto c'è sempre stato, è una pratica che va avanti da secoli!
Quel che è cambiato con la legge 194 è che lo si può fare in un ospedale con l'assistenza di medici e infermieri e in un ambiente sterile che rende l'operazione sicura per la vita della donna che prende questa difficile decisione.
Se si togliesse la legge non si risolverebbe quindi il presunto problema etico e morale, l'aborto continuerebbe ad esistere come è sempre stato ma con il rischio aggiuntivo della morte della madre.
Per di più, trovo addirittura ripugnante la presunta superiorità morale con cui le persone antiabortiste si rivolgono alle donne che prendono la decisione di abortire: cosa ne sanno loro di quanto travagliata possa essere una tale decisione? Chi sono per giudicare gli altri?
L'aborto è una scelta, togliere la possibiltà di scegliere va contro ogni principio democratico per cui l'occidente ha sempre combattuto. Dovremmo poter scegliere anche come morire, estendere queste libertà, non limitarle.
Negli anni '70 la legge 194 venne vista come una conquista, ora c'è chi la condanna, eppure scegliere è ciò che ci rende liberi.
Fortunatamente almeno in Italia non sembra godere di particolare seguito: proprio ieri la maratona di 24 ore contro la legge 194 (quella che permette, a certe condizioni, di abortire) si è ridotta ad un presidio di una decina di persone davanti all'ospedale Mangiagalli di Milano.
Essi ritengono, a ragione o torto, che dal momento del concepimento nella pancia della mamma c'è una vita e che l'aborto sia da considerare un omicidio. Giusto o sbagliato che sia non importa, l'aborto c'è sempre stato, è una pratica che va avanti da secoli!
Quel che è cambiato con la legge 194 è che lo si può fare in un ospedale con l'assistenza di medici e infermieri e in un ambiente sterile che rende l'operazione sicura per la vita della donna che prende questa difficile decisione.
Se si togliesse la legge non si risolverebbe quindi il presunto problema etico e morale, l'aborto continuerebbe ad esistere come è sempre stato ma con il rischio aggiuntivo della morte della madre.
Per di più, trovo addirittura ripugnante la presunta superiorità morale con cui le persone antiabortiste si rivolgono alle donne che prendono la decisione di abortire: cosa ne sanno loro di quanto travagliata possa essere una tale decisione? Chi sono per giudicare gli altri?
L'aborto è una scelta, togliere la possibiltà di scegliere va contro ogni principio democratico per cui l'occidente ha sempre combattuto. Dovremmo poter scegliere anche come morire, estendere queste libertà, non limitarle.
Negli anni '70 la legge 194 venne vista come una conquista, ora c'è chi la condanna, eppure scegliere è ciò che ci rende liberi.
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